Rating SP: declassate anche le banche italiane

di Redazione PMI.it

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Ancora bocciature da Standard and Poor's: dopo il taglio del rating sul debito sovrano dell'Italia, declassate anche sette banche italiane con cambio di outlook sul rating di 15 istituti di credito (da stabile a negativo).

Nuova stangata da parte di Standard & Poor’s: dopo il downgrade sul debito pubblico dell’Italia, è arrivato anche il taglio dell’outlook di 15 banche italiane – da stabile a negativo – e il declassamento del rating per altri 7 istituti di credito.

Tra gli istituti bancari che perdono credibilità ci sono anche Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Bnl.

Colpite dal taglio del rating anche Findomestic Banca, Banca Imi, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo e Cassa di risparmio di Bologna.

Per Intesa Sanpaolo e Mediobanca è stato penalizzato il rating a lungo termine, passando da A+ ad A, con outlook negativo; mentre non cambia il verdetto per il rating a breve termine, che resta A-1.

La correlazione con il declassamento S&P sul debito sovrano del nostro Paese è piuttosto facile: solo per fare un esempio, a fine giugno Intesa Sanpaolo deteneva nel proprio portafogli titoli di Stato italiani per 64,5 mld di euro, mentre UniCredit circa 40 mld.

Declassate anche per le controllate dal Tesoro, Cassa Depositi e Prestiti e Terna, per le quali la valutazione sul lungo termine è stata rivista da A+ ad A-, con outlook negativo. Salva invece Enel, per la quale è stato confermato il rating A- a lungo termine e A-2 a breve termine, sempre con outlook negativo.

Per otto banche il rating è stato confermato ad A, ma l’outlook è passato da stabile a negativo, tra queste troviamo Banca Fideuram, Agos-Ducato, Istituto per il Credito Sportivo, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, le controllate di piazza Cordusio UniCredit Bank, UniCredit Bank Austria e UniCredit Leasing.

Per l’agenzia americana cambiare l’outlook in negativo nel lungo termine «riflette la possibilità – se le cose resteranno uguali – di nuovi tagli del rating sull’Italia», perché il precedente taglio «non considera un potenziale ulteriore deterioramento nell’ambiente operativo ed economico del settore bancario italiano».

La motivazione, spiegano gli analisti S&P, risiede nel fatto che la «debolezza delle condizioni operative potrebbe influenzare la nostra visione dei rischi economici e industriali che colpiscono il sistema finanziario italiano, che analizziamo come parte del Banking industry country Risk assessment (Bicra) e quindi, probabilmente, la capacità di credito per le banche italiane a cui diamo il rating».