Dilazioni sui pagamenti: imprese italiane ultime

di Noemi Ricci

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Barometro Atradius: le imprese italiane conquistano la maglia nera per i tempi di incasso: le dilazioni concesse sui pagamenti raggiungono in media gli 83 giorni, contro i 46 a livello globale

Aziende italiane flessibili sui tempi di pagamento e meno rigide rispetto alle concorrenti oltre-confine: lo rivela l’ultima edizione del Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento delle imprese. Il nostro Paese presenta infatti dilazionipiù lunghe d’Europa.

Il tempo d’incasso (DSO) nel primo semestre del 2010 è stato in media di 83 giorni, contro una media globale di 46 giorni ed europea di 43 giorni.

In più il 47% delle fatture emesse verso clienti italiani ed esteri è stato pagato molto dopo la scadenza concordata, anche di oltre due mesi.

L’indagine, giunta alla sua ottava edizione e redatta semestralmente due volte l’anno, ha visto coinvolte 4.000 imprese presenti in 22 Paesi (Australia, Austria, Belgio, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Hong Kong, Ungheria, Irlanda, Italia, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera e Stati Uniti) alle quali è stato chiesto quanto tempo impiegano i propri clienti a saldare le fatture e il proprio modo di gestire i crediti sia sul mercato nazionale che all’estero.

Il 72% degli intervistati non ha notato cambiamenti del DSO nell’arco dello scorso anno, il 23% lo ha visto aumentare, mentre il 5% diminuire.

In Italia le imprese sono disposte a concedere dilazioni per una media di 60 giorni dalla data di emissione della fattura. Un’attesa tra le più lunghe in Europa, ma anche al mondo, dove la media è di 32 giorni.

Concessioni che dipendono dal profilo di rischio del cliente: il 43% delle imprese italiane dilaziona in base alla stabilità finanziaria del cliente, il 35% al potere contrattuale del cliente e il 32% ai termini di pagamento tipici dell’impresa.

Ma in Italia, oltre a dilazionare, i pagamenti si diversificano: per il 62% in base alla tipologia del cliente, per il 43% in base al Paese in cui opera il cliente e per il 40% in base al settore merceologico di appartenenza.

Di fatto, le imprese italiane sono state più flessibili di quelle internazionali, anche a fronte delle difficoltà economiche di questo particolare momento, venendo incontro ai propri clienti e concedendo loro maggiore respiro. Di contro questo ha però comportato una loro maggiore esposizione al rischio.

Un aspetto che le imprese italiane hanno cercato di compensare nel tempo mettendo in atto modalità gestionali dei crediti più strutturate e attente rispetto al passato, soprattutto aumentando la frequenza dei solleciti di pagamento su fatture insolute.

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