Edilizia: i numeri della crisi

di Noemi Ricci

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I dati del rapporto 2013 sull'edilizia: la crisi nelle costruzioni è ancora forte e la ripresa tarda ad arrivare: persi 80 miliardi di euro, con il 6% di fallimenti in più.

La crisi dell’edilizia, purtroppo, è ancora un tema di estrema attualità.

La crisi dell’edilizia in numeri

Continua infatti il periodo catastrofico per questo comparto, che ha superato la perdita di 80 miliardi di euro con una riduzione della produzione pari a un quarto rispetto a quella di partenza. Questo è il dato che emerge dal Rapporto 2013 su “Il Sistema delle costruzioni in Italia” di Federcostruzioni, che ha preso in esame il quinquennio 2008-2012 per disegnare in modo puntuale il quadro della crisi. Nell’ultimo anno il valore dell’edilizia in Italia è stato di 440,3 miliardi di euro, che senza i servizi raggiunge quota 395 miliardi, ovvero il -7,3% rispetto all’anno precedente. Persi, quindi, 23 miliardi in un solo anno con l’aggravante delle imprese entrate in procedura fallimentare, che sono aumentate del +6% nel giro di un anno. Nello specifico dal 2009 i fallimenti sono stati 11.177 su un totale di 48.500 in tutti i settori economici, ovvero circa il 23% dei fallimenti totali. Per il 2013 il Rapporto stima un ulteriore calo del -4% e anche le previsioni per il 2014 presentano il segno meno: il settore resterà in recessione registrando una riduzione del valore della produzione del -2,9%.

Export

A dare un po’ di linfa vitale al settore c’è solo la domanda estera con la filiera delle costruzioni che, come sottolineato Buzzetti, «presenta una virtuosa bilancia commerciale, pari a 35 miliardi di euro, senza la quale la perdita del sistema delle costruzioni sarebbe stata sensibilmente più elevata». Le importazioni si sono fermate al 4%, per un valore di 19,6 miliardi di euro, mentre le esportazioni di materiali, servizi tecnologie e impianti hanno fatto registrare un volume totale pari a 54,6 miliardi di euro, pari al 37% di tutta la produzione annua e al 12% del totale delle esportazioni nazionali.

L’allarme ANCE – Federcostruzioni

In generale la situazione del settore dell’edilizia viene definita dal presidente di ANCE e Federcostruzioni, Paolo Buzzetti, «drammatica e disastrosa per l’occupazione», in tutto dall’inizio della crisi sono stati persi «600 mila posti di lavoro, e se continua così si avrà la deindustrializzazione». Poi il presidente ANCE incalza: «non c’è più tempo, serve una visione strategica per l’economia e servono certezze perché di sole tasse si continua a morire», dopo l’estate c’erano stati piccoli segnali di ripresa «ma il balletto negativo alla Legge di Stabilità ha fermato tutto». Un rilancio del sistema delle costruzioni italiane, per Buzzetti, «è per il Paese non solo una condizione necessaria, ma soprattutto una carta da giocare perché vincente» visto che è l’unico settore «in grado di attivare, attraverso l’acquisto di beni e servizi, circa l’80% dei settori economici e il cui investimento produce un effetto moltiplicatore pari ad oltre tre volte il proprio valore».

Mutui

Uno spiraglio di speranza arriva poi dall’accordo ABI-CDP, grazie al quale si auspica una ripresa del mercato dei mutui ed un ritorno al credito da parte delle banche. Si cerca così di ovviare agli effetti deleteri del credit crunch visto che «la mancanza di liquidità e la chiusura del sistema bancario verso il nostro settore costituiscono i fattori che maggiormente incidono sulle possibilità di una ripresa produttiva. Viceversa si riscontra un’ampia predisposizione verso il ricorso a una sempre maggiore innovazione, in direzione di un diverso modo di produrre e di costruire, dove la sostenibilità, l’efficientamento energetico, l’attenzione a soluzioni costruttive di tipo nuovo sono i fattori decisivi della competitività», ha dichiarato Buzzetti. Per il prossimo anno sarà infine determinante «la capacità del sistema di intercettare le risorse della programmazione dei fondi europei 2014-2020, così come le scelte che verranno fatte in materia di fiscalità immobiliare», conclude il presidente. Per maggiori informazioni consulta il Rapporto Federcostruzioni 2013.