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Agenda Digitale per far ripartire l’Italia: gli investimenti ICT

di Tullio Matteo Fanti

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Tutti gli interventi previsti dall'Agenda Digitale per l'Italia capaci di ridurre il deficit dello Stato e favorire la crescita del PIL, con effetto traino su imprese e PMI: i dati dell'Osservatorio ICT della School of Management del Politecnico di Milano.

L’Agenda Digitale può far ripartire l’economia del Paese, perché una “vera” innovazione digitale potrebbe ridurre il deficit dello Stato di 19 miliardi di euro entro il 2013 e far crescere il PIL tra lo 0,69 e l’1,30%. Ma occorrono investimenti ICT seri, dalla PA e dalle imprese, da accompagnare allo sviluppo delle reti NGN e LTE.

E’ quanto spiegato al convegno “Telco per l’Italia! Il ruolo delle infrastrutture e dei servizi di telecomunicazione a supporto dell’Agenda Digitale e della ripresa economica” organizzato a Roma, dall’Osservatorio ICT della School of Management del Politecnico di Milano.

Nel corso del convegno, il direttore Andrea Rangone ha presentato i dati dell’Osservatorio a sostengo del ruolo chiave dell’Agenda Digitale nello sviluppo del nostro Paese, in linea con le posizioni di Governo appena espresse anche dal premier Mario Monti dinanzi ai vertici UE, che ha promosso una golden rule in ambito europeo, per escludere dai vincoli del fiscal compact  gli investimenti nel settore banda larga e per gli interventi previsti dall’Agenda Digitale Italiana.

Per ridurre il debito pubblico di 19 miliardi è innanzitutto operare a livello di Pubblica Amministrazione: è necessario diminuire le spese per gli acquisti della PA (4 miliardi di euro risparmiati) e migliorarne produttività ed efficienza (-15 miliardi). Per ottenere un incremento del PIL, invece, occorre:

  • stimolare la domanda di ICT della Pubblica Amministrazione (nell’ipotesi di 150 milioni di euro di investimenti in più);
  • stimolare gli investimenti privati (+150 milioni);
  • finanziare le start-up innovative;
  • investire in reti fisse e mobili di nuova generazione.

«L’innovazione digitale può significare innanzitutto un risparmio dei costi nell’amministrazione pubblica», ha dichiarato Rangone «ma anche stimolare la domanda interna del comparto ICT ed avere un effetto traino sulle imprese, soprattutto le PMI».

«L’Italia, inoltre, ha bisogno di una spinta all’innovazione digitale nelle imprese e di un sostegno all’imprenditorialità. […] Infine, è necessario accelerare lo sviluppo delle reti NGN che per le telecomunicazioni rappresentano le autostrade ad elevata percorrenza del futuro, sia a livello di investimenti che di definizione delle regole. E bisogna realizzare gli investimenti nelle reti mobili LTE».