Liberalizzazioni: pro e contro decreto in Senato

di Francesca Vinciarelli

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Dibattito vivo in Senato sul decreto liberalizzazioni, tra chi sostiene il governo Monti e chi critica il provvedimento, per il quale è sempre più probabile il voto di fiducia: tutti i punti caldi.

Si è conclusa nella serata del 29 febbraio la discussione generale sul decreto liberalizzazioni  (ddl n. 3110 di conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività) in Aula al Senato, dopo oltre 4 ore di lavori, che sono ripresi il 1 marzo, con l’obiettivo di chiudere entro venerdì 2 marzo con probabile voto di fiducia sul maxi-emendamento presentato dal Governo.

I pro delle liberalizzazioni

I sostenitori del governo Monti hanno sottolineato «il passo in avanti compiuto nella direzione di vere liberalizzazioni in grado di fungere da volano di crescita economica e sociale, scardinando mercati chiusi in cui ancora prevalgono rendite monopolistiche e assicurando garanzia di accesso e di pari opportunità, nonché tutela dei consumatori e promozione del merito».

L’accento favorevole è stato posto in particolare sulla separazione della rete gas tra SNAM e ENI, i project bonds, l’estensione dell’IMU alla Chiesa, i tribunali delle imprese, le liberalizzazioni nel settore delle farmacie, il rating di legalità delle imprese, l’esclusione dei grandi eventi per la protezione civile e l’istituzione dell’Authority dei trasporti.

I contro delle liberalizzazioni

Dall’altra ci sono i critici, soprattutto i Gruppi LNP e IdV che hanno evidenziato come il testo abbia subito un forte depotenziamento dopo il passaggio in Commissione. Non piace inoltre che il provvedimento sembri «sostenere le ragioni di banche, assicurazioni e petrolieri a danno dei cittadini consumatori».

Sarebbero poi poco efficaci misure come quelle delle S.r.l. semplificate per i giovani, che agevolano l’imprenditoria giovanile per poi abbandonare i neo imprenditori «rispetto alle inevitabili difficoltà legate all‘accesso al credito e alle condizioni di pagamento ai fornitori».

Scetticismo anche per le «norme istitutive della Tesoreria unica, valutata come un vero e proprio commissariamento di Regioni ed Enti locali tale da produrre il blocco degli investimenti e l’allungamento dei tempi».