Censimento imprese italiane: il Check-up delle PMI

di Barbara Weisz

scritto il

Sistema produttivo italiano dominato da PMI con governance troppo familiare, scarsa formazione dei dipendenti, limitato utilizzo delle tecnologie: Censimento ISTAT.

Il sistema imprenditoriale italiano è ancora caratterizzato da piccole aziende, con modelli di governance semplificata (imprese familiari, gestione accentrata), scarsa valorizzazione delle risorse umane, strategie aziendali prevalentemente difensive, sforzi di internazionalizzazione  concentrati fra le realtà di maggiori dimensioni: sono i tratti fondamentali che emergono dal 9° Censimento ISTAT dell’Industria e dei Servizi, al centro del Convegno “Check up delle imprese italiane” di Milano, che ha fotografato l’evoluzione del lavoro nelle imprese italiane in dieci anni (2001-2011).

Innanzitutto, i dati censuari: nel 2011 risultano attive circa 4,4 milioni di imprese (+8,4%, pari a 340mila imprese in più rispetto al 2001), con un totale di 16,4 milioni di addetti (+4,5%, ossia 700mila unità in più). A livello settoriale si registra una diminuzione delle imprese dell’Industria (-18,4%, pari a 100mila imprese in meno), con relativa flessione occupazionale (-17,5%, pari a circa 900mila addetti in meno).

Modelli di governance

Per quanto riguarda la governance, prevale la connotazione familiare: il socio principale è una persona fisica nel 94,8% delle microimprese fino a 9 addetti, nell’83,9% delle piccole imprese (10-49 addetti), nel 54,2% delle medie (50-249 addetti) e permane elevata (25,3%) anche nelle grandi (oltre i 250 dipendenti). La percentuale di imprese con primo socio estero è pari in media al 3% per le imprese fino a 49 addetti, all’8,3% per quelle di media dimensione (50-249 addetti) e al 17,3% per le grandi. L’appartenenza a gruppi coinvolge l’11% delle imprese, con incidenze molto basse nelle microimprese (6,7%) e nelle piccole (23,4%), mentre nelle medie imprese l’incidenza sale notevolmente, al 60,1%.La struttura proprietaria si riflette sulla gestione, che prevede spesso una conduzione diretta da membri della famiglia proprietaria o controllante (nel 60% delle medie imprese,frequente per le dimensioni inferiori). Molto scarsa la presenza di manager esterni nella microimprese, al 3,2%, si sale al 10,1% nelle piccole imprese, al 22,4% per le medie dimensioni e si arriva al 40% sopra i 250 addetti. Le strategie generali: la maggioranza (70,5%) negli ultimi anni si è dedicata soprattutto al mantenimento della propria quota di mercato. C’è anche un 6% che deve ridimensionare la propria attività.

Formazione

Limitato il numero di aziende che prevede formazione dei dipendenti: il dato generale è al 37,9%, ma cambia parecchio con le dimensioni: 32,6% nelle microimprese, 56,3% nelle piccole imprese, 79,4% nelle medie imprese, quasi totalità nelle grandi aziende. Nelle microimprese si preferiscono corsi esterni (17,2%) o gestiti direttamente (15,2%) e attività alternative quali training on the job, apprendimento mediante rotazione programmata nelle mansioni, partecipazione a convegni, 10,9%.

Tecnologia

Il 77% delle microimprese dispone di una connessione Internet, il 65,7% utilizza un collegamento in banda larga ed il 16,5% una connessione Mobile. Il Web è diffuso, ma il 42,2% delle imprese fino a nove dipendenti ritiene che non necessario o utile per la loro attività. L’utilizzo maggiore si rivolge a servizi bancari e finanziari (62,8%), alla raccolta di informazioni (42,1%), ma c’è anche un 26,9% che effettua procedure amministrative interamente per via elettronica. Solo un terzo delle microimprese utilizza un sito web o pagine internet, il 25,1% effettua il commercio elettronico: solo il 5,1% vende online, mentre il 23,4% acquista sul web.