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Legge di Stabilità: accordo tra Sindacati e Confindustria

di Barbara Weisz

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Fisco più favorevole per imprese e lavoratori, rilancio della politica industriale, green economy, ricerca e sviluppo, spending review: il documento firmato da Confidnstria, Cgil, Cisl e Uil in vista della Legge di Stabilità.

L’accordo di Genova, siglato da Confindustria e Sindacati in vista della prossima Legge di Stabilità, traccia il quadro completo di richieste al Governo in tema di crescita e lavoro, riforme istituzionali, tasse alle imprese, Spending Review, Green Economy, Agenda Digitale. Sullo sfondo, l’esecutivo Letta cerca le coperture per finanziare taglio IMU 2013, mentre le PMI insistono sulla necessità di evitare l’aumento IVA al 22% di ottobre.

Politica fiscale

Occorre «un sistema fiscale efficiente, semplice, trasparente e certo, con poche e stabili scadenze, non ostile all’attività di impresa e alla creazione di lavoro e che non scoraggi le scelte degli investitori». La priorità è «ridurre il carico fiscale su lavoro e imprese», attraverso i seguenti interventi:

  • meno tasse sul reddito da lavoro, attraverso detrazioni per lavoratori e pensionati.
  • imponibile Irap senza componente lavoro per favorire le assunzioni.
  • tassazione dei beni immobili delle imprese strumentali alle attività produttive meno onerosa.
  • detassazione e decontribuzione del salario di produttività come misura strutturale.

Altri interventi fiscali: lotta all’evasione destinando i proventi alla riduzione delle tasse, leva fiscale per rilanciare gli investimenti produttivi, a partire dal rinnovo tecnologico delle imprese.

Politica industriale

Diversi dei punti sono vicini ai provvedimenti che il Governo sta studiando in vista del Decreto Fare bis, previsto per metà settembre: la prima richiesta è l’istituzione di una cabina di regia nazionale sulla crisi d’impresa che riunisca Governo, parti sociali, banche e Fisco per «individuare strumenti e soluzioni adeguate alla drammaticità della situazione»; a seguire, altre 4 richieste strategiche per il futuro dell’industria italiana:

  • Rafforzamento degli investimenti in innovazione: introduzione di una misura stabile e automatica di agevolazione fiscale (anche nella forma del credito d’imposta) per gli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo, una strategia moderna e coerente con Horizon 2020 di ricerca e sviluppo per le imprese, un meccanismo di garanzia pubblica per favorire la partecipazione del sistema finanziario al finanziamento di grandi progetti di innovazione industriale realizzati da filiere o reti di imprese, rapida attuazione dell’Agenda Digitale.
  • Sviluppo della Green Economy: piano strutturale di sostegno all’efficienza energetica e allo sviluppo delle Rinnovabili, piano nazionale di intervento sulle bonifiche dei siti di interesse nazionale nella logica di favorire il riuso del territorio a fini industriali e produttivi, consolidamento e sviluppo delle filiere produttive per il recupero e il riciclo di materie prime da rifiuti.
  • Una nuova finanza per lo sviluppo: misure per favorire una maggiore capitalizzazione delle imprese e il rilancio degli investimenti produttivi. Richieste concrete: rafforzamento dei meccanismi di detassazione degli utili reinvestiti a partire dal’Ace (aiuto alla crescita economica), sostegno all’accesso al credito delle imprese, un nuovo fondo per la ristrutturazione industriale con la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti e altre istituzioni finanziarie per la realizzazione di interventi temporanei nel capitale di rischio di imprese in difficoltà, ma con potenzialità di sviluppo.
  • Riduzione del costo dell’energia: fra le richieste, la riduzione delle componenti parafiscali della bolletta, convergenza dei prezzi del gas italiani e internazionali, un mercato elettrico che coordini la produzione di energie rinnovabili con le fonti termiche tradizionali.

Riforme isituzionali

Innanzitutto, riforma dell’Articolo quinto della Costituzione, con competenze statali forti su temi strategici (infrastrutture, energia, comunicazioni, commercio estero), federalismo più efficiente, abolizione delle Province. Quindi, nuovi sfrozi sul fronte della Spending Review, revisione della spesa pubblica, senza tagli lineari ma con risparmi selettivi, in un quadrodi riforma della PA e dei servizi pubblici.

Il dibattito

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, dice chiaro e tondo: «ora ci aspettiamo una convocazione ufficiale» da parte del Governo. All’insegna dell’apertura la reazione del premier, Enrico Letta: «Confindustria e Sindacati fanno passi avanti per una maggiore politica attiva sui temi del lavoro, dell’economia e delle politiche industriali? A me pare una buona notizia». Da sottolineare che il documento si inserisce in un solco partito, nei mesi della campagna elettorale, al Convegno di Piccola Industria a Torino, con una richiesta di dialogo alla politica per il rilancio della crescita.  (Fonte: il documento siglato a Genova da Confindustria e sindacati)