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Ocse: bene Riforma del Lavoro, ma Italia torni a crescere

di Barbara Weisz

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Ocse, raccomandazioni all'Italia contenute nella survey sull'economia dell'Eurozona 2012: il lavoro deve essere meno protetto in molti Paesi europei, anche in Germania. Le riflessioni sulla crisi del debito.

L’Italia deve spingere sulla crescita economica e migliorare la competitività, anche facendo leva sulle riforme del lavoro: le raccomandazioni sono firmate dall’Ocse, contenute nel rapporto sull’economia della zona euro 2012.

L‘Italia, secondo l’organizzazione dei Paesi industrializzati, è in una situazione molto migliore rispetto alla Grecia e ad altri paesi europei in cui la crisi del debito si è fatta particolarmente sentire, come il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna. Ma resta un Paese «con una crescita persistentemente bassa» e c’è quindi «la necessità di tornare a un cammino di crescita più forte e migliorare la competitività».

In realtà, bisogna dirlo, l’organizzazione presieduta da Angel Gurria rivolge una serie di analoghi consigli a molti partner della moneta unica. In generale, secondo il report, l’Europa sta ancora sperimentando gli effetti della crisi del debito e a questo proposito sono necessarie azioni incisive.

Fra l’altro, presentando il report a Bruxelles il segretario generale Angel Gurria ha definito insufficiente l’attuale livello del Fondo Salva Stati e ha sollecitato i ministri delle finanze di Eurlandia, che si riuniscono il 29 e 30 marzo a Copenaghen, a prendere decisioni in materia, magari potenziandone la capacità fino a mille miliardi di euro.

Mercato del lavoro

Particolarmente interessante, vista la concomitanza con l’iter della riforma del lavoro in Italia, la parte relativa appunto al mercato del lavoro. L’Ocse ritiene che l’Italia debba ridurre le tutele sul lavoro e riformare il sistema del contratto collettivo.

Ma in questo (soprattutto sul primo punto, la necessità di ridurre le protezioni) l’Italia è decisamente in buona compagnia. Le tutele, secondo l’organizzazione, vanno ridotte anche in Francia, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia e persino in quella Germania che in questi giorni rappresenta uno dei “modelli” a cui ci si riferisce per introdurre maggior flessibilità in uscita al mercato del lavoro italiano (riforma dell’articolo 18).

Ci sono anche parole di apprezzamento di Gurria per le riforme economiche italiane degli ultimi mesi: quella, in corso sul lavoro, è «un passo decisivo» e «completerà altre iniziative, come la riforma delle pensioni e le liberalizzazioni» consentendo al Paese «di accelerare la creazione di posti di lavoro, far scendere la disoccupazione e rafforzare la crescita di lungo periodo».

Previsioni di crescita

In generale, il rapporto non presenta nuove previsioni di crescita e stime macroeconomiche (confermati il +0,2% del 2012 e il +1,4% del 2013). Ma sottolinea che l’Eurozona, tutta, deve spingere sulla crescita, passando attraverso la soluzione della crisi del debito.

È necessario il consolidamento fiscale, ma anche un nuovo quadro di regolamentazione finanziaria. E sono importanti le riforme strutturali a cui i vari Paesi devono mettere mano.

I Video di PMI

La riforma dell’articolo 18