Libertà economica, Italia fanalino di coda

di Barbara Weisz

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Nella classifica mondiale della libertà economica l'Italia è fanalino di coda: i punti deboli che pesano per chi fa impresa nel nostro Paese e il confronto con gli altri nel mondo e in Europa.

L’Italia certo non spicca in quanto a libertà economica: sotto la media mondiale, sotto la media europea, in netto peggioramento da anni, al novantaduesimo posto nel mondo. A confermarlo è la classifica mondiale dedicata ai Paesi economicamente meno liberi stilata dalla Heritage Foundation-Wall Street Journal, che risulta decisamente impietosa con il nostro Paese.

Corruzione e incapacità di controllare la spesa pubblica sono i due fattori che maggiormente pesano sull’indice italiano della libertà economica, che ha anche altri punti deboli: mercato del lavoro, commercio, fisco.

I punti deboli per la libertà economica

Fra i punti deboli individuati dal report di particolare interesse per le aziende, l’inefficienza della pubblica amministrazione, la complessità di regolamenti che causa ritardi e aumenta i costi per l’attività d’impresa, i ritardi dei procedimenti giudiziari che portano molte aziende a trovare accordi extra giudiziali.

In generale, le due voci in cui l’Italia registra la peggior performance relativa sono come detto la corruzione, con un passo indietro di quattro punti, e la spesa pubblica, -9,2. Peggiorati gli indicatori anche per quanto riguarda la libertà fiscale, quella monetaria, il mercato del lavoro, gli scambi commerciali.

L’unico segno positivo riguarda la business freedom, libertà delle attività economiche, mentre sono sostanzialmente in pareggio rispetto al 2011 diritti di proprietà, libertà finanziaria e libertà di investimento.

La classifica sulla libertà economica

In testa alla classifica c’è l’estremo oriente: Hong Kong, Singapore, Australia, Nuova Zelanda. Al quinto posto, il primo fra i paesi europei, la Svizzera. Fra i Paesi Ue, quello preferibile per le libertà economiche è l’Irlanda, nona in classifica generale.

Sempre restando all’interno dei confini europei i Paesi che si trovano nella parte alta della graduatoria, dedicata ai “più liberi”, sono Danimarca (11esima), Lussemburgo, 13esimo, Gran Bretagna, 14esima, Olanda, 15esima, Estonia, 16esima, Finlandia, 17esima, Cipro, 20esima, Svezia, 21esima, Lituania, 23esima, Germania, 26esima, Islanda, 27esima.

Fra i Paesi contrassegnati come “moderatamente liberi” ci sono la Spagna, 36esima, il Belgio, 38esimo, la Norvegia, 40esima, la Francia, 67esima, il Portogallo, 68esimo. In questo gruppo, che va dal 29esima al 90esimo posto del mondo, ci sono buona parte dei paesi dell’est Europa: Repubblica Ceca, Macedonia, Ungheria, Slovacchia, Lettonia, Albania, Bulgaria, Romania, Polonia, Slovenia, Montenegro, Turchia, Croazia.

Poi, dal 90esimo al 150esimo posto, sono elencati i Paesi economicamente meno liberi, fra cui c’è appunto l’Italia. Dietro di noi, fra gli stati europei, Serbia, 98esima, Grecia, 119esima, Russia, 144esima. Infine, dal 150esimo al 180esimo posto, i paesi economicamente oppressi.

Gli Stati Uniti sono al decimo posto nel mondo, ma fra i Paesi dell’area delle Americhe sono superati dal Canada, sesto, e dal Cile, settimo.

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