Auto: dalla UE più opzioni per le imprese su emissioni e carburanti

di Anna Fabi

22 Gennaio 2026 12:23

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Le imprese del settore chiedono di includere biocarburanti e biometano nelle regole CO2. Timori su costi, filiere e divari tra Paesi nella transizione.

Il pacchetto automotive della Commissione UE riapre il confronto su tempi e strumenti della transizione: non solo investimenti e infrastrutture, ma anche regole su come viene misurata la decarbonizzazione del trasporto su strada. Dal lato delle imprese, la richiesta che torna con forza è una: neutralità tecnologica. In pratica, evitare che la riduzione della CO2 venga letta soltanto in chiave di trazione elettrica, riconoscendo un ruolo anche ai carburanti rinnovabili e alle filiere già operative.

È questa la linea che emerge dal mondo della distribuzione e dell’automotive tradizionale, che chiede al legislatore europeo di valutare l’impatto sull’industria e sui territori. Il rischio indicato è che, senza correttivi, si crei un doppio effetto: da un lato costi più alti per imprese e famiglie, dall’altro perdita di competitività per la filiera continentale, soprattutto nei segmenti più esposti alla concorrenza extra-UE.

I punti deboli del Pacchetto UE sull’Automotive

Secondo le associazioni di settore, uno dei punti critici è il perimetro con cui viene misurata la CO2: se l’asticella resta legata soltanto alle emissioni allo scarico, la transizione rischia di essere interpretata come un percorso “a tecnologia unica”. La richiesta è di affiancare alla traiettoria principale un impianto regolatorio capace di valorizzare anche soluzioni alternative, senza rinunciare all’obiettivo di riduzione delle emissioni.

Neutralità tecnologica per imprese e filiere

Per neutralità tecnologica si intende un principio operativo: l’obiettivo (ridurre le emissioni) resta fisso, ma la strada per raggiungerlo non viene “predeterminata” dal regolatore. In questa impostazione, contano i risultati lungo l’intero ciclo d’uso e la capacità delle tecnologie di scalare nel mercato, evitando che la trasformazione si traduca in una sostituzione industriale rapida e asimmetrica.

Dal punto di vista delle imprese, il tema è anche industriale: molte catene del valore europee sono oggi strutturate su componentistica, manutenzione, logistica e distribuzione che ruotano attorno a motorizzazioni termiche e ibride. Il timore è che una transizione priva di gradualità e “multi-soluzione” produca perdite di competenze e squilibri nella capacità produttiva tra Paesi e distretti.

Carburanti rinnovabili e biometano in fase transitoria

Nelle posizioni espresse dal comparto viene chiesto che carburanti rinnovabili (come biocarburanti avanzati ed e-fuels) e biometano vengano considerati nella traiettoria di riduzione della CO2, soprattutto nel periodo di transizione. La logica è duplice:

  • consentire una riduzione delle emissioni anche sul parco circolante esistente, non solo sulle nuove immatricolazioni;
  • valorizzare filiere energetiche già presenti o sviluppabili in tempi più rapidi, con impatti su sicurezza degli approvvigionamenti e costi.

Questi vettori fungerebbero da leva aggiuntiva per ridurre emissioni e attenuare gli attriti della transizione, specialmente dove infrastrutture e capacità di rete non crescono allo stesso ritmo della domanda.

Divari territoriali e della domanda reale

Un altro tema sollevato riguarda la differenza tra Paesi, aree metropolitane e territori industriali: infrastrutture di ricarica, disponibilità di energia, costi dell’accesso e capacità di rinnovare le flotte non sono uniformi. Per le imprese, soprattutto quelle con veicoli commerciali o flotte operative, questo può tradursi in un rischio concreto: transizione più costosa e meno prevedibile, con effetti sulla competitività e sulla pianificazione degli investimenti.

Cosa potrebbe cambiare ora

Nel breve periodo, il confronto si sposta su due piani: da un lato le regole (standard e criteri di contabilizzazione), dall’altro le condizioni di mercato (infrastrutture, incentivi mirati, strumenti per la filiera). Il settore chiede che la transizione venga accompagnata con una cornice coerente, in cui obiettivi climatici e tenuta industriale restino agganciati.

Per le PMI della filiera automotive e dell’energia, la partita non è astratta: si gioca su contratti, investimenti e tempi di riconversione. Il punto di equilibrio richiesto dalle imprese è una transizione che riduca le emissioni senza scaricare sul sistema produttivo un costo non sostenibile e senza generare nuove dipendenze industriali.