Promozione a pieni voti per la Manovra 2026 da parte dell’Unione Europea. L’Italia è fra i 12 paesi che secondo l’esecutivo comunitario hanno messo a punto una Legge di Bilancio conforme alle raccomandazioni.
Non ci sono quindi rilievi da parte di Bruxelles da mettere in pratica per non rischiare procedure comunitarie. Anzi, in considerazione dei numeri stimati dal Governo Meloni (che vedono il disavanzo al 3%), il paese è destinato ad uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, attualmente in vigore.
Le stime UE sull’Italia
L’Italia rispetta l’incremento massimo della spesa netta previsto dalla raccomandazione del Consiglio UE, al fine di porre fine alla situazione di deficit eccessivo. Bruxelles conferma la stima del deficit al 3% del PIL nel 2025, in calo rispetto al 3,4% dello scorso anno, e stima una riduzione al 2,8% per l’anno prossimo. Per il momento, la procedura per deficit eccessivo resta congelata, quindi non si prevedono nuove azioni nei confronti del paese, e prevedibilmente con le previsioni d’autunno verrà definitivamente risolta.
La crescita di quest’anno è invece secondo Bruxelles sensibilmente inferiore a quella stimata dal Governo, allo 0,4% contro lo 0,6% previsto dal Governo nel documento programmatico di finanza pubblica e in forte ribasso rispetto allo 08% stimato in primavera.
I paesi promossi e quelli non conformi
I paesi europei che possono proseguire nelle politiche economiche intraprese sono oltre all’Italia anche Cipro, Estonia, Finlandia , Francia , Germania , Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo e Slovacchia. Ci sono poi Croazia, Lituania e Slovenia per i quali la commissione valuta il rischio di non conformità. Giudizio più severo per Malta e Paesi Bassi, valutati a rischio di non conformità sostanziale.
La sfida del capitale umano
Per la prima volta la Commissione UE ha proposto, in sede di previsioni d’autunno, una specifica raccomandazione sul capitale umano rivolta a tutti i 27 Paesi membri, chiedendo azioni urgenti per affrontare le sfide strutturali che possono danneggiare la competitività.
Gli stati sono invitati a dare priorità all’istruzione e alle competenze necessarie nei settori strategici per l’economia: transizione green, economia circolare, decarbonizzazione industriale, salute e biotecnologie, agricoltura, bioeconomia, industria della difesa e allo spazio. Si chiedono quindi programmi più efficaci in ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico (STEM).