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USA blindati: le politiche di Trump penalizzano imprese e turismo

di Anna Fabi

5 Giugno 2025 11:10

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Le politiche Trump impattano su internazionalizzazione e turismo verso gli Stati Uniti: un'analisi degli effetti a breve e lungo termine.

Il mese di giugno 2025 segna un nuovo punto di svolta nelle politiche commerciali e di immigrazione degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha firmato due provvedimenti che avranno ripercussioni su scala globale: da un lato l’introduzione di dazi maggiorati su acciaio e alluminio, dall’altro il divieto di ingresso per i cittadini di dodici Paesi considerati “a rischio sicurezza”. Entrambe le misure si inseriscono in un più ampio disegno di protezionismo economico e chiusura delle frontiere, già sperimentato durante il suo primo mandato.

Dazi raddoppiati: il contraccolpo sull’export italiano

Dal 4 giugno 2025, i dazi su acciaio e alluminio sono stati aumentati fino al 50%, con l’obiettivo dichiarato di proteggere l’industria statunitense. Tra i Paesi colpiti figura anche l’Italia, tra i maggiori esportatori europei di semilavorati e componenti destinati al settore manifatturiero USA. Le conseguenze si faranno sentire su diverse filiere: meccanica, automotive, edilizia, imballaggio. In assenza di nuovi colpi di scena (sospensioni, congelamenti, ecc.), le imprese italiane dovranno fare i conti con un aumento dei costi e una competitività indebolita rispetto ai fornitori locali o a partner esenti dai dazi, come ad esempio il Regno Unito. In questo contesto, molte aziende italiane stanno già rivedendo le proprie strategie di penetrazione nel mercato americano, rallentando investimenti diretti e accordi di collaborazione.

Internazionalizzazione sempre più difficile

La nuova ondata di misure protezionistiche rappresenta un ostacolo aggiuntivo per le imprese italiane che puntano all’espansione oltreoceano. Oltre ai dazi, crescono anche le incertezze normative e le tensioni geopolitiche che rendono più complessa la pianificazione industriale. Ne risultano penalizzate soprattutto le piccole e medie imprese esportatrici, che non dispongono della struttura per assorbire gli shock dei mercati internazionali. In prospettiva, molte aziende potrebbero essere spinte a diversificare i propri sbocchi verso aree più stabili, come l’Asia o il Nord Africa, o a consolidare la presenza in Europa.

Turismo USA: crollano le prenotazioni

In parallelo, il presidente Trump ha firmato una nuova versione del “Muslim Ban”, vietando l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di dodiciPaesi (tra cui Afghanistan, Iran, Libia, Somalia) e imponendo restrizioni parziali ad altri sette. La misura, in vigore dal 9 giugno, rischia di compromettere ulteriormente l’immagine internazionale del Paese, già in calo tra i viaggiatori internazionali. Secondo le prime rilevazioni, le prenotazioni verso gli USA sono diminuite sensibilmente in Europa. I viaggiatori italiani potrebbero trovarsi di fronte a tempi di attesa più lunghi per l’ottenimento del visto, controlli più rigidi all’arrivo e un contesto percepito come meno ospitale. Le conseguenze si estendono anche ai viaggi d’affari, agli scambi culturali e ai flussi accademici, che costituiscono un canale essenziale per le relazioni bilaterali.