Per l’ennesima volta, tanto tuonò che piovve. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel giro di pochi giorni ha prima annunciato dal 1° giugno e poi congelato fino al 9 luglio nuovi dazi al 50% nei confronti delle merci importate negli USA dall‘Unione Europea, che attualmente pagano i dazi al 10%. Nel corso del week end, dopo una telefonata con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, è intervenuta la marcia indietro: «La presidente della Commissione ha affermato che i colloqui inizieranno rapidamente». Dunque, tutto fermo fino al 9 luglio, scadenza chiave per le trattative sui dazi.
La guerra commerciale tra UE e USA
Nel famoso Liberation Day del 2 aprile la Casa Bianca ha annunciato una serie di dazi nei confronti delle merci provenienti da tutto il mondo, con aliquote differenziate: una tariffa base del 10% applicato a tutti i paesi e dazi reciproci più elevati per molte economie.
Per i 27 partner UE, il dazio è stato fissato a 20%, ma pochi giorni dopo un accordo ha congelato questo rialzo fino al prossimo 9 luglio. Poi, il colpo di scena della scorsa settimana, con l’annuncio della nuova barriera commerciale al 50% al posto di quelli al 10%. Infine il congelamento, che comporta la seguente situazione: o l’Europa e gli Stati Uniti trovano un accordo stabile prima del 9 luglio, oppure da questa data scatta un dazio non più al 20 ma al 50%. L’ipotesi considerata più probabile è quella dell’intesa, evidentemente tutta da costruire. Ricordiamo che nel frattempo su alcune merci sono già in vigore dazi più alti: tassa al 25% sulle importazioni di acciaio, alluminio, auto e componentistica.
Gli attuali dazi verso Cina e UK
Anche verso altri paesi la guerra commerciale innescata dai dazi USA ha prodotto prima un’escalation e poi un congelamento quando non addirittura un accordo. Con la Cina, i dazi americani sono arrivati al 145%, Pechino ha risposta con tariffe al 125%, alla fine lo scorso 12 maggio un’intesa ha congelato tutto per 90 giorni, fino al 12 agosto 2025, portando anche verso l’economia asiatica il dazio al 10%. Resta comunque una barriera più alta rispetto a quella imposta a Europa e altre economie, perché si aggiunge a un già esistente dazio al 20%, per cui di fatto le merci cinesi scontano una barriera all’ingresso del 30%.
Il paese che al momento è forse più avanti con le trattative è la Gran Bretagna, che l’8 maggio ha firmato un accordo bilaterale che riduce al 10% i dazi sulle auto e su acciaio e alluminio. In pratica, tutte le merci proveniente dal Regno Unito applicano solo il dazio base, con alcune eccezione (sulle auto in realtà è previsto un meccanismo di quote, al di sopra delle quali la barriera commerciale resta a 25%). In cambio, Londra ha eliminato il dazio al 20% sulla carne bovina statunitense.