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Censis: l’Export italiana cambia perimetro, vola il Made in Italy

di Alessandra Gualtieri

Riposizionamento, de-globalizzazione, friend-shoring: ecco le nuove dinamiche che interessano le imprese italiane che esportano, fotografate dal Censis.

La fotografia dell’Italia scattata dal Censis nel suo 56° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, ritrae un Paese ben più dimesso e incerto di quello che usciva resiliente dal post-Covid. La batosta inaspettata della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina ed il cari prezzi hanno infragilito la fiducia di famiglie e imprese e riscritto le strategie di “sopravvivenza”.

In particolare, tra le leve trainanti del PIL nazionale, il rapporto segnala i nuovi trend del commercio estero, con l’export che mette a segno buoni numeri ma sostanzialmente “cambia rotta”.

Export: nuove rotte e scambi commerciali

Per il 2022 si stima una crescita dell’export italiano per un valore di 70 miliardi rispetto ai 600 mld dello scorso anno (33,8% del PIL).

Tuttavia, la guerra “non lampo” perpetrata dalla Russia ai danni dell’Ucraina a fortemente condizionato le strategie di breve e lungo periodo, incassando anche una flessione inevitabile per il commercio internazionale, a fronte delle oggettive difficoltà logistiche e della deriva inflazionistica inasprita dal caro energia solo in parte collegato al conflitto bellico.

In tutta questa incertezza le imprese italiane votate all’export non demordono. Piuttosto si riorganizzano. In base alle rilevazione Censis, si stanno intensificando gli scambi commerciali con i Paesi vicini e amici, l’area del Mediterraneo ed anche il Nord-America.

Nel primi sette del 2022 si contano 364,4 miliardi di euro di esportazioni italiane nel mondo, di cui il 78,8% orientato verso Paesi vicini o “amici” (friend-shoring). Tra gennaio e luglio l’export verso Paesi UE e Regno Unito è aumentato del 22,9% su base annua, quello verso i Paesi NAFTA (Canada, Stati Uniti e Messico) del 31,0%.

Se si aggiunge il giro d’affari legato all’area del Mediterraneo (23 miliardi) si arriva ad un indice di incremento del 30,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Made in Italy: una certezza in tempo di crisi

Le sole esportazioni nell’ambito dei quattro settori chiave del Made in Italy (abbigliamento e moda, alimentari e bevande, arredo casa e automazione-meccanica) valgono da sole 288 miliardi di euro, il 60% dell’export totale.

Le eccellenze dei materiali da costruzione (distretti di Sassuolo e Scandiano, Imola e Faenza, Impruneta, Vietri), ma anche prodotti in pelle e bevande segnano numeri da record. I prodotti farmaceutici e chimici segnano una forte crescita delle esportazioni a livello regionale, così come quelle di prodotti in metallo, mezzi di trasporto e prodotti chimici.