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Stop erogazioni russe in Europa: verso un tetto al prezzo del gas

di Barbara Weisz

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Mercati in fibrillazione, Euro ai minimi e dibattito politico acceso dopo il blocco delle forniture di di gas russo in Europa: si va verso il price cap.

Lo stop russo alle forniture europee di gas, deciso da Putin fino a data da destinarsi, incide sui prezzi del mercato reale già in tensione da mesi. I negoziati internazionali spingono a questo punto sul tetto al prezzo del gas entro fine settembre, mentre in Italia si accende la campagna elettorale  sulla crisi dell’energia, con i partiti che si scontrano sulle misure economiche contro il caro prezzi in atto e il braccio di ferro con Mosca.

Vediamo tutti gli elementi.

Cosa comporta il bocco del gas russo

Gazprom ha annunciato lavori sulla rete Nord Stream 1 che bloccano, fino a data con precisata, l’erogazione delle forniture europee. La settimana si è dunque aperta all’insegna delle tensioni sui mercati: indici azionari in picchiata, prezzi del gas che invece decollano, l’euro in mattinata tocca i minimi da 20 anni.

La politica delle sanzioni incrociate diventa pertanto uno degli elementi chiave per affrontare questo tipo di crisi energetica: da un lato le ultime dichiarazioni del presidente della commissione UE, Ursula von der Leyen, indicano l’intenzione di Bruxelles di muoversi verso un tetto al prezzo del gas (e venerdì 9 settembre la riunione dei ministri dovrà decidere se procedere in questo senso), dall’altro Mosca risponde minacciando il blocco definitivo delle esportazioni di gas verso l’Europa.

Già lo scorso 2 settembre i ministri delle Finanze del G7 hanno rilasciato una lunga dichiarazione congiunta al termine del vertice virtuale sul price cap, tra le cui righe emergono anche gli obiettivi concreti dell’operazione:

la misura del price cap mira ad alleviare la pressione sui prezzi globali del petrolio e a sostenere i Paesi importatori di petrolio a livello mondiale, consentendo un accesso ininterrotto al petrolio russo a prezzi pari o inferiori al price cap per i Paesi che continuano a effettuare tali importazioni.

Ricordiamo che, in base alle cifre fornite dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, le importazioni energetiche 2022 dell’Italia volano verso i 100 miliardi, circa 60 in più rispetto al 2021. L’obiettivo è dunque quello di diversificare i fornitori finché non saremo capaci di ridurre anche tali importazioni.

Nel frattempo  non accenna a diminuire il costo del gas e dei carburanti, pur mitigati dalle misure anti rincari previste dal Governo, ossia il taglio dei costi in bolletta e lo sconto di 30 centesimi sulla benzina. Di conseguenza, non si placa neppure la fiammata inflazionistica, dopo il record storico del +8,4% di agosto.

Un nuovo Decreto Energia in settimana

In viste c’è un nuovo Decreto Energia atteso entro fine settimana, con nuove misure soprattutto per le imprese. Si parla di un pacchetto da almeno 10 miliardi di euro, che viene finanziato senza prevedere scostamento di bilancio.

Fra le misure: proroga credito d’imposta per imprese energivore, quote di elettricità a prezzi ribassati per determinati settori industriali, misure specifiche per le PMI. Il provvedimento conterrà anche misure per il lavoro, a partire da nuove mensilità di cassa integrazione emergenziale.

Il dibattito politico sull’energia

A fronte di una situazione caratterizzata dall’emergenza, è caldo il dibattito politico sulla guerra in Ucraina, il caro energia e le misure anti inflazione. Nel botta e risposta organizzato al workshop Ambrosetti di Cernobbio fra i sei leader più rappresentativi (Giuseppe Conte, Enrico Letta, Carlo Calenda, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani), le posizioni emerse sono le seguenti:

  • la Lega è tornata sulla possibilità di rivedere la politica delle sanzioni contro la Russia,
  • Fratelli d’Italia ha rassicurato sulla posizione dell’Italia all’interno delle attuali alleanze e politiche verso Mosca,
  • da Centrosinistra che ruota intorno al PD e da duo Calenda-Renzi arrivano indicazioni politiche di continuità con l’attuale Governo sul fronte internazionale e reazioni di critica nei confronti della posizione del Centrodestra, insistendo su un passato di vicinanza a Putin.