Marchionne, un esempio per l’industria italiana

di Barbara Weisz

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La vision strategica e la portata innovatrice di un uomo d'industria capace di scrivere «una pagina importante della storia italiana»: la scomparsa di Sergio Marchionne.

Marchionne ha scritto una pagina importante nella storia dell’industria italiana», la sua visione «ha sempre provato a guardare oltre l’orizzonte e immaginare come l’innovazione e la qualità potessero dare maggiore forza nel percorso futuro.

Sono le parole del presidente della repubblica, Sergio Mattarella, per la scomparsa di Sergio Marchionne, ex Ceo di FCA. E descrivono sinteticamente che cosa ha significato il top manager non solo per il colosso dell’auto, che ha preso in mano 14 anni fa quando ancora si chiamava “solo” FIAT ed era sull’orlo del fallimento, per proiettarla sui mercati internazionali.

Entrato in azienda nel 2003, nominato amministratore delegato l’anno successivo (nel 2004), in una situazione di grave crisi, ha inanellato una serie di decisioni strategiche impressionanti: il divorzio da General Motors, il risanamento dell’azienda restata nelle mani della famiglia Agnelli, la riorganizzazione interna completamente concentrata sull’auto (negli anni precedenti la Fiat aveva maggiormente puntato sulla diversificazione), e infine l’alleanza con Chrysler. E ancora: l’uscita da Confindustria, la distanza dalla politica, il rapporto con i sindacati, lo stile sobrio (i famosi maglioncini), la Ferrari a Wall Street.

Un esempio di vision strategica con pochi uguali, punto di riferimento culturale per i manager e gli imprenditori di tutto il mondo.

Nella sua responsabilità di leader della Fiat ha attraversato anni di trasformazioni assai profonde e radicali dei mercati, dei sistemi di produzione, delle strategie finanziarie, delle relazioni sindacali. Ha assicurato continuità e rilancio fino a costruire una nuova aggregazione, a dar vita a una nuova più grande realtà per sostenere la competizione.

Non ha mai rinunciato a battersi per le proprie strategie, ad affrontare difficoltà e conflitti, a superare incomprensioni».

Un uomo forte di una cultura internazionale, un cittadino del mondo, una formazione differente da quella classica dei top executive: laurea in filosofia, seconda laurea in giurisprudenza, master in business administration.

Non a caso, il presidente Mattarella ricorda «le qualità umane, intellettuali, professionali», che ne hanno fatto un uomo capace di mostrare al mondo «le capacità e la creatività delle realtà manifatturiere del nostro Paese».

E’ forse questo il messaggio più importante da recepire, per l’intero sistema industriale italiano alle prese con la sfida della competitività internazionale. Non è solo Mike Manley, il successore alla guida di FCA, a raccogliere un testimone di grande peso. Marchionne ha dimostrato che cosa significa avere una vision strategica che potrebbe, e dovrebbe, rappresentare insieme un punto di riferimento e un obiettivo da raggiungere per l’intero sistema industriale italiano.