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Pensioni in Italia: i contributi INPS non bastano

di Francesca Vinciarelli

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I timori e le stime sulla pensione futura degli Italiani: la metà dei giovani versa contributi intermittenti per colpa del precariato e per molti la soluzione resta la previdenza complementare.

Come evidenziato nel report Censis “Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità serena”, in Italia è allarme pensioni future: il 39,4% dei lavoratori tra 18 e 34 anni versa contributi intermittenti per colpa del precariato (leggi tutto).

Riguardo alle pensioni vige incertezza e paura: non sarà sufficiente a garantire il sostentamento futuro. I giovani si aspettano di ricevere un assegno di pensione pari in media al 53,6% dell’attuale reddito da lavoro mentre il 30% si aspetta un assegno ben più basso del reddito percepito durante l’attività lavorativa.

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Ad alimentare i timori non è solo la riforma delle pensioni, ma anche la scarsa conoscenza e la discontinuità sul lavoro. Un discorso che vale anche per i giovani professionisti (vedi le stime). E non sono solo i precari ad essere preoccupati: il 21,4% dei dipendenti pubblici teme di perdere il lavoro (contro il 34,3% generale e il 40,8% dei privati) e il 24,1% di diventare un precario (contro il 32,7% generale ed il 24,5% dei privati).

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Previdenza complementare

Ancora in pochi però scelgono la previdenza complementare e/o la conoscono a fondo. Il 38,8% pensa ad integrare la propria pensione futura investendo in titoli mobiliari, il 19% nel mattone, il 17,4% nella previdenza complementare, il 9% preferisce lasciare il TFR in azienda (leggi quando conviene). Il 36% dei giovani ancora non iscritti alla previdenza complementare si dichiara disposto a farlo, ma per ora preferisce aspettare. Un lavoratore su cinque teme invece di non avere abbastanza reddito per finanziare forme integrative della pensione pubblica.

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A scontentare gli italiani non c’è solo la previsione di un assegno pensionistico da fame, ma anche l’idea di andare in pensione troppo vecchi: solo il 23,5% ritiene che potrà andare in pensione all’età desiderata, il 25% pensa che ci andrà dopo i 70 anni (25,7% tra gli uomini, 23,6% tra le donne, 34% tra gli autonomi, 23,4% tra i dipendenti privati e 14,5% tra i dipendenti pubblici). Secondo il 18,2% dei lavoratori la pensione arriverà tra i 67 e i 69 anni.

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Il 31,2% che vorrebbe andare in pensione prima dei 60 anni (25,9% per gli uomini, 37,5% per le donne), il 46% tra i 60 e i 63 anni (46,5% uomini, 45,6% donne). Tra gli autonomi c’è un 10% che pensa alla pensione dopo i 70 anni, tra i dipendenti privati la percentuale scende al 2,5%, tra i dipendenti pubblici al 2,1%.

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