ISTAT, Pmi motore del Paese ma con scarse retribuzioni e incentivi

di Alessandro Vinciarelli

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Le piccole e medie imprese costituiscono la quasi totalità del tessuto imprenditoriale italiano (94.8%) e occupano circa il 50% degli addetti. Eppure, vanno male produttività, valore aggiunto e retribuzioni

In Italia le Pmi rappresentano il vero motore dell’economia. Lo dicono i dati ISTAT, che evidenziano come il fatturato delle numerosissime micro-imprese incida fortemente sul bilancio dell’intero Paese.

I dati 2007 mostrano come il l’economia italiana si basi su imprese con meno di dieci addetti, che corrispondono al 94,8% del totale.

Da sole, offrono lavoro al 47,4% della popolazione lavorativa: nello specifico, la dimensione media è di 3,9 addetti per azienda, ma nel tempo tale media è destinata a crescere.

Tuttavia, nonostante il peso sui bilanci, le condizioni di lavoro non sono s0ddisfacenti: valore aggiunto e retribuzione lorda percepita dai lavoratori variano troppo con la dimensione aziendale.

Si registra infatti un valore aggiunto di oltre 29mila euro per le micro-imprese e di quasi 54mila per le medie aziende, mentre la retribuzione media annua è di poco più di 16mila euro per le micro-imprese e di 28mila euro per quelle con un numero di dipendenti superiore a 250.

Anche la produttività sfavorisce le Pmi con un indicatore stabile rispetto al 2006, mentre livelli elevati vengono registrati nel caso di grandi imprese (+1.5% rispetto al 2006). Le micro-imprese si piazzano sotto la media nazionale e con una riduzione rispetto all’anno precedente quasi quattro punti percentuale.

Interessante anche il valore relativo agli investimenti, che dimostra che nonostante le limitate capacità economiche le micro-imprese investono notevolmente nella ricerca (30% del campione e 4.7 mila euro di investimento per addetto), quasi al pari delle aziende più grandi (35.1% e 13.9).

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