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Riforma del lavoro, verso il modello tedesco

di Barbara Weisz

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Ipotesi di intesa sul modello tedesco per la riforma del lavoro e dell'articolo 18: per i licenziamenti economici illegittimi il giudice potrà scegliere fra reintegro e indennizzo, senza onere della prova in capo al lavoratore.

La riforma del lavoro al rush finale e il punto di incontro sul contrastato articolo 18 (flessibilità in uscita) sembra essere il modello tedesco: adottarlo vorrebbe dire reintrodurre la possibilità di reintegro anche per i licenziamenti economici.

In caso di contestazione, il modello prevede che sia il giudice a decidere, optando tra indennizzo o reintegro.

L”intesa possibile, quindi, prevederebbe il reintegro in caso di licenziamenti discriminatori e la scelta del giudice fra reintegro e indennizzo negli altri due casi.

La prudenza è d’obbligo però: i tecnici sono al lavoro sul testo e il dibattito fra parti sociali e partiti resta serrato. E non è da escludere che vengano introdotte delle peculiarità.

Un dettaglio in questo senso importante è quello dell’onere della prova su cui, rispetto alla bozza Fornero,  il dibattito (e secondo le indiscrezioni anche il lavoro di limatura al testo) ha prodotto diversi cambiamenti: è stata introdotta la possibilità per il lavoratore di contestare il motivo del licenziamento nel ricorso (per esempio, ritenendolo disciplinare e non economico), ma lasciando in capo al lavoratore l’onere della prova. E’ questo il passaggio su cui sembra si stia lavorando: le ultime indiscrezioni parlano della cancellazione di questo obbligo da parte del lavoratore.

L’accertamento del reale motivo del licenziamento, dunque, spetterebbe al giudice. Come succede ora, in pratica. Questo cambiamento sarebbe decisivo, anche perché come sottolinea la Cgil, «la discriminazione è una cosa quasi indimostrabile».

Accordo Governo sindacati e imprese

La bozza del ddl di riforma del mercato del lavoro prevede ad oggi che, per il licenziamento economico ritenuto illegittimo, scatti il semplice indennizzo, da 15 a 27 mensilità. Rispetto a questo impianto, dunque, il Governo sembra aver accettato di operare cambiamenti,sollecitato in questa direzione dai sindacati ma anche dalle forze politiche.

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani, si è dichiarato disponibile, in cambio dei cambiamenti sulla flessibilità in uscita, a concedere aperture sul fronte della flessibilità in entrata (andando così incontro ad alcune richieste delle imprese, in particolare delle PMI).

La strada verso la soluzione potrebbe a questo punto essere quella indicata dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «applicando alla disciplina dei licenziamenti il modello tedesco ‘puro’, si potrebbe trovare un’intesa tra tutte le parti, ovvero Governo, sindacati e imprese».

Su questa soluzione si trova d’accordo anche la Cgil. La segretaria Susanna Camusso ha ribadito a più riprese nelle ultime ore che se c’è «il reintegro per i licenziamenti illegittimi» è disposta a dire sì all’intesa.

Bisogna capire quale sarà la posizione delle imprese: Confindustriacontinua a dichiararsi contraria a qualsiasi ipotesi di cambiamento sui licenziamenti, mettendo diversamente in discussione il proprio appoggio alla riforma del lavoro tout court.

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