Liberalizzazioni: la protesta dei professionisti

di Barbara Weisz

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Gli ordini professionali critici contro alcuni punti delle liberalizzazioni: le tariffe, i soci di capitale negli studi, il tirocinio. Ecco il dibattito in occasione del professional day.

I soci di capitale nelle società di professionisti, le tariffe e i preventivi, la durata del tirocinio, la questione delle farmacie, ma anche la formazione dei professionisti, la sicurezza sul lavoro, l’impatto economico. Sono i temi al centro del Professional Day che in questi giorni ha riunito in un’assemblea reale (all’auditorium della Conciliazione, a Roma) e virtuale (collegamenti con 150 sedi territoriali, dirette web e multimediali) il mondo delle professioni fortemente critico nei confronti delle misure previste dal decreto liberalizzazioni, appena approvato con fiducia in Senato.

Una mobilitazione con pochi precedenti, che ha visto l’adesione di 27 ordini e collegi professionali che contano circa due milioni e trecentomila iscritti. E il cui obiettivo è stato quello di ribadire il ruolo centrale delle professioni anche per lo sviluppo del Paese.

«Si può parlare di riforme, di futuro partendo da un presupposto: siamo lavoratori intellettuali impegnati a svolgere al meglio il nostro Paese» ha sintetizzato Marina Calderone, presidente del Cup, il comitato unitario delle professioni che insieme all’Adepp, associazione delle Casse private, e al Pat, che riunisce gli Ordini dell’area tecnica, ha organizzato l’evento.

Soci di capitale

Le questioni maggiormente dibattute sono quelle relative ai cambiamenti previsti dagli ultimi provvedimenti legislativi, a partire dal decreto liberalizzazioni. Riscuote un certo favore il limite di un terzo dei diritti di voto ai soci di capitale negli studi professionali previsto da un emendamento approvato in commissione al Senato al decreto liberalizzazioni, nel corso dell’iter di conversione in legge, anche se non mancano posizioni diverse.

Ad esempio Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri, contesta il mantenimento dei soci di capitale nelle società fra professionisti. In ogni caso, aggiunge, il compito degli Ordini sarà «di vigilare fortemente sulle società affinchè non vengano stravolti dei criteri di responsabilità. I committenti, inoltre, devono sapere chi c’è dietro una società di professionisti».

Critiche anche dagli avvocati, (tradizionalmente, i più contrari a questa norma): «i professionisti non hanno bisogno dei soci di capitali» ha dichiarato Maurizio de Tilla, presidente degli avvocati dell’Oua.

Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ritiene importante aver fissato paletti ai soci di capitale aggiungendo che la società dovrà garantire l’indipendenza dei professionisti. Il ministro annuncia che nei tavoli di confronto sulla riforma delle professioni verrà costruita «la spina dei nuovi ordinamenti che devono guardare all’Europa e al futuro».

Le richieste dei professionisti

Un accordo trasversale fra le diverse professioni si registra su alcuni temi, come quello della semplificazione con i rapporti con la pubblica amministrazione.

Ci sono questioni maggiormente legate alle diverse competenze professionali. Andrea Mandelli, presidente dei farmacisti (fra le categorie più coinvolte dalle misure del decreto liberalizzazioni): «Il problema non è sviluppare il mercato del farmaco, ma la salute. Basta mistificazioni».

Gli archietti mettono l’accento sulla necessità di favorire  progetti che puntino al risparmio energetico. Andrea Sisti e Roberto Orlandi, rappresentanti degli agronomi e degli agrotecnici, chiedono che le istruttorie e i controlli per i fondi pubblici vengano affidati ai professionisti. I commercialisti chiedono un fisco più semplice.

I professionisti italiani

In generale, è stata una giornata che ha proposto numerosi spunti sul valore delle professioni, in termini economici e sociali. Qualche dato: il volume d’affari complessivo dei professionisti in Italia è di circa 195,8 miliardi di euro, per una quota intorno al 15,1% del Pil.

Come detto, gli iscritti agli ordini sono circa due milioni e 300mila, con una percentuale di donne pari al 40%. I “giovani“, o meglio gli iscritti fra i 30 e i 40 anni, sono il 30%. Gli iscritti alle casse previdenziali private sono circa un milione e mezzo, il patrimonio dei relativi enti è stimato intorno ai 42 miliardi di euro.

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