Call Center: l’assunzione con orario e stipendio fisso

di Francesca Vinciarelli

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La sentenza della Cassazione che pone l’accento sul tipo di orario svolto da un lavoratore di Call Center in relazione al contratto di lavoro stipulato.

Deve essere considerato un lavoratore subordinato a tutti gli effetti colui che svolge le proprie mansioni con l’obbligo di orario di lavoro fisso settimanale, percependo una retribuzione mensile. A precisarlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n.66/2015 con riferimento al caso di una lavoratrice addetta al Call Center ritenuto dai giudici una simulazione di contratto a progetto. Se il contratto stipulato è a co.co.pro. ma vengono imposti orari di lavoro fissi per 5 giorni a settimana e dietro compenso mensile il contratto deve essere convertito in un contratto di lavoro almeno a tempo determinato, poiché il lavoratore deve essere considerato come un lavoratore subordinato a tutti gli effetti.

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La Suprema Corte, con tale sentenza, ribadisce il concetto che l’osservanza di un orario di lavoro fisso giornaliero per 5 giorni alla settimana, dietro percezione d’una retribuzione mensile, rappresenta già da sola un quadro indiziario di lavoro subordinato, ovvero deve far sospettare l’intento fraudolento del datore di lavoro, di cui i giudici di merito dovrebbero tenere conto insieme alle mansioni dell’addetto (se sono o meno vincolate a un progetto). Nella stessa sentenza la Corte si è espressa anche sull’intimazione orale di licenziamento orale senza preavviso né giusta causa o giustificato motivo, ritenendo che questo possa essere impugnato perché nullo. In sostanza la Corte riconosce la natura subordinata del rapporto nella concreta modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Una sentenza che porterà molti Call Center a dover cambiare il contratto di lavoro di molti lavoratori, con maggiori aggravi per i datori di lavoro ad esempio dal punto di vista contributivo.

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