Lavoro: assunzioni in ripresa ma a termine

di Barbara Weisz

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Il 70% delle nuove assunzioni è a tempo determinato, ma la crescita maggiore sul 2013 riguarda l'apprendistato: i dati sul secondo trimestre 2014 del monitoraggio ministeriale.

In attesa del contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act del Governo Renzi, è il tempo determinato l’opzione preferita dalle imprese che effettuano nuove assunzioni: il 70% dei nuovi posti è con contratto a termine. Lo rileva l’ultimo monitoraggio ministeriale sul sistema delle comunicazioni obbligatorie. La suddivisione geografica indica che le assunzioni aumentano soprattutto nel Nord (+ 7.3%), contro il +1,7% del Centro e la sostanziale stabilità del Mezzogiorno (-0,1%).

Nuove assunzioni

Nel periodo aprile-giugno è aumentato il numero delle assunzioni rispetto all’analogo periodo 2013, con un incremento del 3,1% (80.590 posti, in termini assoluti). Di questi nuovi contratti, il 75% si concentra nei Servizi, con una crescita su base tendenziale del 3,4%. Ma il progresso maggiore si registra nell’Industria, con un +13,4%  (intorno al 12% del totale). Sostanzialmente stabili le assunzioni in Agricoltura a -0,7%, mentre restano negativi i numeri dell’Edilizia a -3,7%.

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Contratti

E veniamo alle tipologie di contratto: è pari a circa 1,8 milioni il numero di assunzioni con contratto a termine (70% del totale). I contratti a tempo indeterminato sono circa il 15%, quelli di apprendistato il 3,1%, mentre il 5,8% sono collaborazioni, le uniche non in crescita a differenza di apprendistato (+16,1%), tempo determinato (+3,9%) e indeterminato (+1,4%). Gli altri contratti (formazione lavoro, inserimento, di agenzia, intermittente, lavoro autonomo nello spettacolo, interinale) sono in diminuzione (-2,8%).

Figure ricercate

Il profilo medio del nuovo assunto: nel 30% dei casi si tratta di giovani fra i 25 e i 34 anni, mentre è leggermente più bassa l’incidenza della fascia di età immediatamente successiva, 35-44 anni. Ma l’incremento maggiore di nuove assunzioni rispetto a quelle dell’anno scorso riguarda invece i lavoratori fra i 55 e i 64 anni, + 7,3%, seguiti da coloro che hanno fra 45 e 54 anni, 5,2%.

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Cessazioni di lavoro

Nello stesso periodo il numero dei rapporti di lavoro che invece si sono interrotti registra un lieve incremento, +0,3%, su scala nazionale, mentre cresce in modo evidente, + 2,1% considerando solo il Nord (in calo, invece, il Sud e il Centro). Comunque, in generale si può dire che il trend delle assunzioni è positivo mentre la crescita delle cessazioni è limitata. Anzi, in termini relativi i lavoratori interessati da almeno una cessazione  nel trimestre esaminato sono diminuiti dello 0,5%.L’analisi del settore mostra come in pratica l’aumento di licenziamenti e dimissioni riguarda interamente l’agricoltura (+ 5,2%), e in parte anche l’industria in senso stretto (+1,8%), mentre nei servizi e nelle costruzioni le cessazioni diminuiscono rispetto al 2013. La netta maggioranza delle cessazioni (66%) si concentra nei contratti a termine (66%), seguiti da quelli a tempo indeterminato (19% del totale). Nel 67% dei casi la cessazione avviene per normale scadenza del contratto. Ma i dati maggiormente rilevnati, in relazione alla causa di cessazione del rapporto di lavoro, riguardano i pensionamenti, che rispetto all’analogo periodo 2013 salgono del 16,2%, e le chiusure attività, che invece diminuiscono sensibilmente del 27%.  Fonte: Monitoraggio del Ministero, report secondo trimestre 2014