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Riders e caporalato digitale, scoppia il caso Glovo e Deliveroo: cosa prevede la legge

di Teresa Barone

27 Febbraio 2026 10:05

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Glovo e Deliveroo in controllo giudiziario per caporalato: diritti dei ciclofattorini, sentenze, direttiva UE e tutele da applicare nel 2026.

A poche settimane di distanza l’uno dall’altro, prima Glovo e poi Deliveroo sono stati sottoposti a un controllo giudiziario avviato dalla Procura di Milano, al fine di interrompere una situazione di sfruttamento che grava su una vasta platea di lavoratori della gig economy che operano come ciclofattorini.

Paghe sotto la soglia di povertà e algoritmi al posto del caporale

A essere contestate sono le retribuzioni non proporzionate alla qualità e alla quantità del lavoro svolto, soprattutto se si tiene conto dei minimi retributivi del CCNL Logistica, che prevede trattamenti ben più elevati rispetto a quanto corrisposto dalle piattaforme. Nel decreto su Deliveroo emerge che il 73% dei rider guadagna meno di 1.245 euro al mese e che, su un campione di 40 lavoratori, ben 30 — l’81,1% — si trovano sotto la soglia di povertà. Per Glovo, su 42.000 rider coinvolti, la situazione non è diversa.

L’organizzazione del lavoro dei fattorini basata su una piattaforma informatica e sull’azione di algoritmi ad hoc, inoltre, contrasta con l’attività svolta attraverso Partita IVA: sebbene figurino come autonomi, i lavoratori vengono impiegati come subordinati, con gestione delle prestazioni tramite geolocalizzazione e misurazione continua delle performance. Per la Procura è questa la prova del rapporto di subordinazione — e del caporalato digitale.

A sottolineare come l’intervento della Procura di Milano confermi un sistema di caporalato segnalato da anni è il segretario generale della CGIL Maurizio Landini:

Va garantito a queste lavoratrici e a questi lavoratori un salario dignitoso e un orario pieno, attraverso l’applicazione di un contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e, laddove sussistano realmente condizioni di lavoro autonomo, parità di tutele, retribuzione e diritti sindacali. Il lavoro su piattaforma non può essere più una zona grigia in cui si negano i diritti di rappresentanza e si ammette lo sfruttamento lavorativo.

Cosa ha disposto la Procura di Milano per Glovo e Deliveroo

Il provvedimento su Foodinho — la società milanese che gestisce Glovo — è stato firmato il 9 febbraio 2026 dal pm Paolo Storari e convalidato dal GIP Roberto Crepaldi il 19 febbraio. L’amministratore giudiziario nominato è Adriano Romanò, con il mandato di avviare la regolarizzazione dei lavoratori e correggere l’assetto organizzativo. Il reato contestato è l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato disciplinato dall’art. 603-bis del codice penale.

Per Deliveroo Italy il provvedimento d’urgenza è arrivato il 25 febbraio 2026. Indagato l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi. Amministratore giudiziario nominato: Massimiliano Poppi. Stesse accuse, stesso PM, stesso impianto: retribuzioni in alcuni casi inferiori fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva, in palese contrasto con l’art. 36 della Costituzione sulla garanzia di un’esistenza libera e dignitosa.

La Procura, guidata da Marcello Viola, ha anche coinvolto i clienti delle piattaforme — tra cui Carrefour, Esselunga, McDonald’s e Burger King — richiedendo l’esibizione di documenti sui modelli organizzativi interni e sui sistemi di controllo, per verificare se abbiano agevolato colposamente lo sfruttamento nella filiera. Lo stesso approccio già usato negli ultimi anni nei confronti di grandi marchi della moda come Armani, Dior e Louis Vuitton.

Etero-organizzazione e subordinazione: cosa dice la legge

Il nodo giuridico centrale è sempre lo stesso: i rider sono formalmente inquadrati come lavoratori autonomi con Partita IVA ma nella realtà operano sotto il controllo diretto della piattaforma — che assegna gli ordini, stabilisce i parametri di remunerazione, monitora le performance e gestisce l’intero ciclo lavorativo tramite algoritmo. Dal 19 maggio 2025 Glovo ha persino eliminato la prenotazione dei turni, introducendo il free-login: chiunque può connettersi in qualsiasi momento, con la conseguenza che più rider lavorano contemporaneamente facendo quindi meno consegne — e meno guadagno — ciascuno.

Su questo terreno la giurisprudenza italiana si è già espressa con chiarezza. Con la sentenza n. 1663/2020, la Corte di Cassazione ha stabilito che in presenza di etero-organizzazione — cioè quando è il committente a determinare tempi, luoghi e modalità della prestazione — si applica integralmente la disciplina del lavoro subordinato, indipendentemente dal contratto formale stipulato tra le parti. Non serve accertare il carattere subordinato della prestazione: basta il requisito dell’etero-organizzazione.

Sul fronte contributivo, una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano ha già imposto a Deliveroo Italy e Uber Eats Italy di versare i contributi INPS omessi per circa 60.000 fattorini, con effetto retroattivo. I contributi INPS per i riders sono obbligatori quando il rapporto viene riqualificato come collaborazione coordinata e continuativa, modalità che dà accesso a tutte le garanzie previdenziali.

La direttiva UE e il recepimento ancora in sospeso

Sul piano europeo, la direttiva sul lavoro tramite piattaforme digitali ha introdotto una presunzione legale di subordinazione: quando esistono fatti che indicano direzione e controllo, l’onere della prova non spetta al lavoratore ma alla piattaforma, che deve dimostrare l’assenza di un rapporto di lavoro simil-dipendente.

In Italia, la legge delega 91/2025 — in vigore dal 10 luglio 2025 — ha delegato il Governo a recepire la direttiva modificando il dlgs 81/2015 (Jobs Act). Il Ministero del Lavoro, con la Circolare n. 9 del 18 aprile 2025, ha già fornito indicazioni operative per l’inquadramento dei ciclofattorini, riconoscendo una presunzione legale di subordinazione applicabile nei procedimenti amministrativi e giudiziali. Ma il recepimento formale non è ancora completato: fino all’emanazione dei decreti attuativi, l’analisi resta caso per caso.

È esattamente questo vuoto — tra norme esistenti, sentenze consolidate e recepimento ancora incompiuto — che le piattaforme hanno continuato a sfruttare. I provvedimenti della Procura di Milano su Glovo e Deliveroo non sono un’eccezione: sono la conferma che, senza un intervento strutturale del legislatore, a chiudere la zona grigia continuerà a essere la magistratura.