Il rischio di un nuovo caso esodati torna al centro del dibattito previdenziale. Con l’avvicinarsi del 2027 e il ripristino degli adeguamenti legati alle speranze di vita, dal ministero del Lavoro è stata indicata la disponibilità a un confronto con le parti sociali, così da evitare vuoti di tutela tra fine delle prestazioni di accompagnamento e accesso alla pensione.
Le stime, però, restano distanti. Secondo la Cgil la platea potenzialmente esposta arriverebbe a 55mila persone. Più contenuti i numeri richiamati dal governo. «I soggetti che potrebbero essere a rischio di non maturare il diritto alla pensione entro la fine della prestazione di accompagnamento sono stimati in 4mila 900 unità», è stato riferito dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone.
Il rischio riguarderebbe soprattutto chi, negli anni scorsi, ha aderito a strumenti di incentivo all’esodo come isopensione e contratti di espansione, con accordi costruiti presupponendo la sterilizzazione degli scatti legati alle aspettative di vita. Che invece non è avvenuta: la Legge di Bilancio 2026 ha previsto un incremento dei requisiti di un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028, con possibili slittamenti rispetto alle date di pensionamento attese.
Accordi di esodo: tutti i lavoratori a rischio
Per l’isopensione, prestazione di accompagnamento alla pensione che riguarda lavoratori dipendenti a cui mancano al massimo sette anni al requisito, dalla Cgil vengono stimati circa 28mila 800 accordi siglati tra il 2020 e il 2025. Secondo il sindacato, l’80% di questi contratti, pari a circa 23mila 040 persone, avrebbe previsto la maturazione del diritto a pensione a partire dal 2027.

Per i contratti di espansione, non più attivi dal 2024, era stata prevista la fuoriuscita agevolata di lavoratori con al massimo cinque anni dal pensionamento, in aziende in crisi e a fronte di nuove assunzioni. Anche su questa voce le stime divergono: per la Cgil sarebbero circa 5mila i lavoratori usciti negli anni 2022 e 2023, con circa 4mila pensionamenti attesi nel biennio 2027-2028. Dal ministero, invece, vengono contate 453 unità, con una quota più concentrata nel 2027.

Un ulteriore bacino viene individuato nei fondi bilaterali che, in modo mirato per settori e contesti aziendali, consentono accordi all’esodo fino a cinque anni. La Cgil ne conteggia circa 40mila, con 28mila uscite previste nel prossimo biennio.

La linea del Ministero del Lavoro sul caso esodati
Al Senato, dalla ministra Calderone è stato indicato un totale di 4mila 900 lavoratori potenzialmente esposti. Al di là dei diversi conteggi, è stato aggiunto che «si procederà, previo confronto con le parti sociali, a disposizioni attuative volte a chiarire che la corresponsione della prestazione sarà garantita fino al raggiungimento degli effettivi requisiti per il pensionamento».
In sostanza, dal governo viene indicata l’intenzione di evitare un nuovo caso esodati attraverso chiarimenti e misure attuative. Per la Cgil, come ha sottolineato Lara Ghiglione, segretaria confederale, si tratta di «un passaggio importante», ma viene chiesto che l’impegno si traduca in atti concreti.