Affitti brevi 2026: il nuovo perimetro fiscale prima e dopo la terza casa

di Anna Fabi

6 Gennaio 2026 11:01

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Nel 2026 la cedolare secca sugli affitti brevi si ferma a due immobili (al 21% sul primo e 26% sul secondo): dal terzo si entra nel perimetro d’impresa, con regole e costi diversi.

Nel 2026 la tassazione degli affitti brevi turistici viene resa più selettiva: non si discute più solo di aliquote ma anche e soprattutto di inquadramento. Con uno o due immobili si resta nel perimetro “privato” della cedolare secca (al 21% sul primo immobile ed al 26% sul secondo); superata la soglia, la gestione viene letta come attività economica organizzata, di conseguenza cambia l’intero schema fiscale.

Affitti brevi 2026: le nuove regole in pillole

  • Con un immobile in locazione breve si applica la cedolare secca 21%.
  • Con due immobili in affitto breve la cedolare secca resta al 21% sul primo e sale al 26% sul secondo.
  • Dal terzo immobile affittato ai turisti per meno di trenta giorni scatta la presunzione di attività d’impresa e la cedolare secca esce di scena.

Cedolare secca: quando si paga il 21% e quando il 26%

Nel 2026 la cedolare secca resta applicabile per le locazioni brevi operate da persone fisiche fuori dall’esercizio di impresa ma con una progressione semplice:

  • l’aliquota 21% si applica ai redditi riferiti a una sola unità immobiliare;
  • l’aliquota 26% si applica ai redditi riferiti a un’ulteriore unità immobiliare oltre la prima.

Questa distinzione è la risposta alla domanda che circola da settimane: la cedolare secca al 26% si potrà applicare soltanto su un immobile (il secondo tra quelli affittati con contratto di locazione breve in regime “privato”. Dal terzo immobile non basta più.

Dal terzo immobile: perché cambia tutto

Con tre o più immobili destinati alla locazione breve, l’attività viene ricondotta al reddito d’impresa. Non è solo un aumento di aliquota: è proprio un salto di categoria. Significa che entrano in gioco, a seconda del caso concreto:

  • apertura di partita IVA e scelta del regime contabile;
  • tassazione secondo le regole del reddito d’impresa (confronto tra costi e ricavi, deduzioni, eventuale IVA dove applicabile);
  • adempimenti e, in molti casi, profili previdenziali.

Il punto è che il legislatore ha voluto separare l’integrazione di reddito (1–2 immobili) dalla gestione in serie (3+ immobili), anche quando l’operatività sembra “semplice” perché passa da piattaforme.

Schema di confronto 2026

Numero immobili in locazione breve Trattamento nel 2026 Impatto tipico
1 cedolare secca 21% imposta sostitutiva, gestione leggera
2 cedolare secca 21% + 26% secondo immobile più “caro” fiscalmente, margine da ricalibrare
3 o più presunzione di impresa (fuori cedolare) cambiano regole, costi amministrativi e talvolta contributivi

Convenienza: non è solo questione di aliquota

Nel regime cedolare il confronto è immediato: 21% o 26% sui canoni (con le regole proprie dell’imposta sostitutiva). Nel regime d’impresa, invece, la variabile decisiva diventa il peso dei costi: commissioni, gestione, manutenzioni, utenze a carico del locatore, servizi, assicurazioni, interessi passivi (ove rilevanti) e costi professionali.

Per capirsi: la cedolare è “lineare” e premia chi ha pochi costi; l’impresa diventa più digeribile quando la gestione è più strutturata e i costi sono reali, tracciati e consistenti.

Esempi rapidi di confronto (ipotesi trasparenti)

Ipotesi di lavoro (solo per dare ordine ai ragionamenti): canone annuo lordo 18.000 euro per immobile; costi annui 3.000 euro per immobile (pulizie, manutenzioni, commissioni, gestione). Le simulazioni sono semplificate e non sostituiscono un calcolo su misura.

Scenario Regime Logica del prelievo Effetti
1 immobile cedolare 21% 21% sul canone (con regole della cedolare) di solito è lo schema più pulito se i costi non sono elevati
2 immobili cedolare 21% + 26% secondo immobile tassato più pesantemente qui spesso si “vede” il delta: il 26% erode margine più del previsto
3 immobili impresa reddito = ricavi – costi (poi tassazione ordinaria) i costi diventano la leva: se sono rilevanti e documentati, il confronto cambia

Per chi ha molti immobili: la conseguenza più sottovalutata

Con l’abbassamento della soglia, il tema vero diventa il rischio di “scatto”. Basta un terzo immobile destinato in modo stabile alla locazione breve per cambiare regime e far esplodere la complessità. È un punto che si riflette anche nelle scelte di portafoglio: alcuni proprietari potrebbero preferire differenziare (ad esempio una quota in locazione tradizionale) per non trasformare la gestione complessiva in un’attività d’impresa.