I dipendenti pubblici che vanno in pensione di vecchiaia o per raggiungimento dei limiti di servizio prenderanno il TFS dopo nove mesi anziché 12, ma pagheranno più tasse. L’anticipo di tre mesi sul pagamento del trattamento di fine servizio inserito nella manovra 2026 nasconde però uno svantaggio fiscale che può arrivare a 750 euro.
Quindi, sottolinea la Cgil, «non costituisce un beneficio reale, ma genera un taglio implicito al TFS/TFR, pari a 22,6 milioni di euro in una sola annualità di pensionamenti di vecchiaia. Tale risultato contraddice la ratio stessa della detassazione introdotta nel 2019, che mirava a compensare il danno economico derivante dai lunghi tempi di differimento della liquidazione e che viene ora di fatto annullata dall’intervento normativo».
Trattamento Fine Servizio dopo 9 mesi dal 2027
La Legge di Bilancio prevede che, con effetto dal 2027 e con riferimento a coloro che maturano il requisito di pensione a partire da questa data, nei casi di collocamento a riposo d’ufficio per raggiungimento dell’anzianità massima di servizio il TFS venga corrisposto dopo nove mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Questa disposizione si incrocia però con un’altra norma, il decreto legge 4/2019, che detassa la liquidazione in modo proporzionale al protrarsi del differimento, per cui dopo 12 mesi scatta uno sconto fiscale dell’1,5% applicabile sull’imponibile fino a 50mila euro. La conseguenza è che da una parte i dipendenti pubblici prenderanno prima la liquidazione, dall’altra pagheranno più tasse. E visto che lo sconto fiscale si applica fino a 50mila euro, ed è pari appunto all’1,5%, lo svantaggio può arrivare a 750 euro.
Aumento tasse sulla prima rata del TFS
Secondo la relazione tecnica, il numero stimato di pensioni di vecchiaia liquidate a dipendenti pubblici è pari a 30mila 122 euro. Ipotizzando che queste liquidazioni siano tutte superiori a 50mila euro, il sindacato confederale calcola un maggior gettito fiscale intorno ai 22,6 milioni di euro. In pratica, sottolinea la CGIL, «l’anticipo di tre mesi introdotto dall’articolo 44 della Legge di Bilancio 2026, presentato come intervento volto a migliorare i tempi di pagamento del TFS/TFR, risulta interamente finanziato attraverso la sottrazione del beneficio fiscale previsto nel 2019».
Risultato: «effetto netto negativo per i lavoratori pubblici, che vedono ridursi il valore effettivo della propria prestazione di fine servizio, mentre il bilancio statale registra un incremento di entrate».
La sentenza della Consulta sul TFS e il correttivo in Manovra
La misura sul TFS in Manovra 2026 risponde a una sentenza della Corte Costituzionale, la n.130/2023, che ha ritenuto illegittima la norma sui tempi di pagamento della liquidazione dei dipendenti pubblici, in relazione ai casi di pensionamento di vecchiaia.
«La Corte – segnala la Cgil -, auspicava un intervento correttivo strutturale, capace di ridurre in modo significativo i tempi di corresponsione e di riequilibrare il trattamento rispetto al settore privato. L’articolo 44 della Legge di Bilancio 2026 va invece in direzione opposta: non affronta i nodi strutturali del differimento, produce un effetto economico sfavorevole per i lavoratori e utilizza l’anticipo come strumento per eludere la ratio del monito costituzionale».
Come funziona il TFS dei dipendenti pubblici
L’anticipo sui tempi di pagamento per il TFR/TFS dei dipendenti pubblici riguarda la sola prima rata ed è di soli tre mesi, per cui il dipendente aspetta comunque un periodo relativamente lungo per vedersi riconoscere la somma spettante.
Nella pratica, quindi, i tempi sono ancora più lunghi, perché la norma consente il pagamento dopo altri tre mesi dalla maturazione del diritto, dopo i quali invece un ulteriore differimento comporta il pagamento degli interessi. È sempre prevista la rateazione in tre tranche pari al massimo a 50mila euro. Lo sconto fiscale è modulato nel seguente modo:
- 1,5% se il pagamento avveniva dopo almeno 12 mesi;
- 3% dopo 24 mesi;
- 4,5% dopo 36 mesi;
- 6% dopo 48 mesi;
- 7,5% dopo 60 mesi.
Ricordiamo infine che, per i casi di dimissioni diversi da quelli relativi alla pensione di vecchiaia, le regole restano invece invariate, per cui il TFS viene versato dopo 24 mesi.