Il Governo sta studiando un provvedimento che renda automatica la destinazione del TFR alla previdenza complementare per i neo assunti. Non sarebbe comunque un obbligo: al lavoratore sarebbe lasciato un semestre per esprimere l’eventuale scelta contraria (opt-out). Si tratta di un meccanismo pensato per aumentare le adesioni alla previdenza integrativa, in considerazioni di pensioni pubbliche spesso inadeguate per i giovani con carriere discontinue.
Ne ha parlato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, nel corso di un convegno sullo sviluppo dei fondi pensione organizzato a Roma da Arca Fondi e Itinerari Previdenziali. L’ipotesi alimenta il dibattito delle misure che l’Esecutivo Meloni intende inserire nella Manovra 2026, e non è l’unica che riguarda il TFR.
Silenzio assenso per il TFR nei fondi pensione
In realtà esiste già un meccanismo di silenzio assenso per i neo assunti. L’articolo 8, comma 7, del dlgs 252/2025 prevede che entro sei mesi dalla prima assunzione il lavoratore possa decidere se conferire l’intero importo del TFR a una forma di previdenza complementare (in primis quella prevista dal CCNL applicato) oppure lasciarlo in azienda. Se non esprime alcuna volontà, scatta il silenzio assenso sull’adesione ai fondi pensione.
Ipotesi di conferimento automatico dal 2026
In base alle dichiarazioni di Durigon, sembra che allo studio ci sia ora un meccanismo più rigido di quello attuale, che ha l’evidente obiettivo di stimolare l’adesione alla previdenza complementare. Il TFR dei neoassunti confluirebbe automaticamente nei fondi pensione, par di capire, senza attendere il primo semestre. Al lavoratore resterebbe comunque la possibilità di lasciarlo in azienda per alimentare la futura liquidazione: dovrebbe però esplicitare questa scelta sempre nell’arco dei primi sei mesi di contratto (in pratica, un semestre di silenzio assenso al contrario) mentre oggi non vi è questo limite temporale.
Le nuove disposizioni si applicherebbero per gli assunti a partire dal 2026.
Le altre proposte sul TFR per la futura pensione
Non è l’unica proposta relativa all’utilizzo del TFR di cui si parla in vista della Legge di Bilancio 2026. Si ipotizza ad esempio l’utilizzo del TFR per raggiungere l’importo soglia della pensione a 64 anni, che richiede oltre a 20 anni di contributi anche di aver raggiunto una pensione pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale. L’idea è quella di sommare i contributi alla previdenza obbligatoria e quelli al secondo pilastro per raggiungere questo requisito.
=> In pensione con la previdenza complementare
Torna anche l’idea di un semestre di silenzio assenso per tutti i lavoratori: questa misura sembrava destinata a confluire in Manovra lo scorso anno, poi era stata scartata. Viene caldeggiata da Itienerari Previdenziali, che chiede anche di utilizzare il Fondo di Garanzia per le PMI per facilitare l’accesso al credito delle PMI che versano gli accantonamenti dei dipendenti alla previdenza integrativa.