«Spero che nella Manovra 2026 vengano inserite misure a sostegno della previdenza complementare». Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, a margine del consueto convegno di presentazione del Rapporto sugli investitori istituzionali, si esprime a favore dell’introduzione in Legge di Bilancio di un meccanismo di silenzio assenso per il conferimento del TFR nei fondi pensione.
Come funziona il silenzio assenso sul TFR
L’ipotesi in realtà torna periodicamente. Lo scorso anno sembrava destinata a confluire nella Manovra mentre alla fine non se ne fece niente. Quest’anno potrebbe tornare alla ribalta. Brambilla insiste infatti sull’importanza di inserire la disposizione nella Legge di Bilancio 2026: «io sono uno dei fautori, insieme a Claudio Durigon, del semestre di silenzio assenso per il TFR».
Funzionerebbe nel seguente modo: gli accantonamenti mensili del TFR vengono automaticamente destinati ai fondi negoziali di categoria, a meno che il lavoratore non espliciti l’intenzione contraria.
La misura era già stata prevista nel 2007, con la riforma della previdenza complementare: nei primi sei mesi dell’anno i lavoratori dipendenti hanno dovuto segnalare la volontà di lasciare la liquidazione in azienda. Chi non ha esercitato questa opzione, automaticamente ha conferito la somma presso il fondo di categoria.
La stessa riforma, contenuta nel dlgs 252/2005, ha reso strutturale il silenzio assenso per i neo assunti. Nel settore privato, in seguito alla prima assunzione, il lavoratore ha sei mesi di tempo per decidere della destinazione del proprio TFR. Nel caso non esprima alcuna preferenza, automaticamente lo conferisce alla previdenza complementare.
L’obiettivo di un nuovo semestre di silenzio assenso sarebbe evidentemente quello di stimolare l’adesione alla previdenza complementare.
Fondo di Garanzia per il TFR ai fondi pensione nelle PMI
Le leggi degli ultimi anni, a partire proprio dalla Riforma del 2007, hanno già prodotto questo risultato. Ma fra le piccole aziende le adesioni sono ancora limitate, intorno all’8%.
Questo dipende anche dall’attuale legislazione: nelle aziende sopra i 50 dipendenti, gli accantonamenti vengono versati al Fondo di Tesoreria dell’INPS. Sotto questa soglia dimensionale, invece, resta in aziende: sostanzialmente è capitale circolante, quindi le imprese hanno convenienza a trattenerlo.
E qui si inserisce un secondo auspicio di Brambilla: la reintroduzione del Fondo di Garanzia, abolito dalla Manovra 2007. Questo strumento era stato previsto dal decreto legge 203/2005, e agevolava l’accesso al credito delle aziende che conferivano il TFR ai fondi di previdenza complementare. Ripristinare questo meccanismo aiuterebbe le imprese a fronte della scelta del dipendente di destinare il TFR ai fondi pensione. E consentirebbe quindi ai lavoratori di scegliere più serenamente in che modo utilizzare il TFR.