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Disparità di genere in Italia: donne più precarie e sottopagate

di Barbara Weisz

26 Febbraio 2025 11:59

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Contratti e retribuzioni, carriera e pensioni, famiglia e carriera: tutti i numeri sul gender gap nel mondo del lavoro nel Rendiconto INPS.

Permane il gender gap nel mondo del lavoro in Italia secondo gli ultimi dati INPS. Il tasso di occupazione femminile è inferiore a quello maschile di quasi 20 punti, alle donne vengono più frequentemente applicati contratti precari o forme di part-time involontario, gli stipendi sono più bassi di oltre il 20% ed è raro che le lavoratrici diventino quadri o dirigenti. Questo, a fronte di un livello di istruzione mediamente più alto.

E’ quanto emerge dall’ultimo Rendiconto di genere a cura del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (CIV INPS).

Occupazione a due velocità

Dai dati INPS emerge che Il tasso di occupazione femminile nel 2024 ha raggiunto il 52,5%, contro il 70,4% maschile. La forbice è di quasi 20 punti percentuali e la scarsa presenza delle donne nel mercato del lavoro abbassa il tasso di occupazione totale al 61,5%. In base ai dati Eurostat, siamo fra i fanalini di coda sul differenziale di occupazione.

Il confronto fra tasso di disoccupazione e tasso di inattività è emblematico. In entrambi i casi le evidenze relative all’occupazione femminile segnano cifre peggiori. Ma in materia di disoccupazione il gap è di due punti percentuali (tasso femminile all’8,8% contro il 6,8% maschile). Il tasso di inattività per genere, invece, vede una differenza di 18 punti percentuali, che cresce con l’aumentare dell’età.

Nella fascia fra i 15 e i 24 anni, sono più inattivi gli uomini (69,2% contro il 78,4% femminile). In quella immediatamente successiva, fra i 25 e i 34 anni, la percentuale si inverte, con un divario di 16 punti. Il gap cresce ulteriormente fra i 35 e i 64 anni.

Il dato positivo è che è in miglioramento il tasso di mancata partecipazione al lavoro, ovvero il rapporto fra disoccupati o inattivi disponibili al lavoro e il totale di occupati, disoccupati e inattivi. Fra le donne, dal 2021 al 2023 è passato dal 23% al 18%. Fra gli uomini, dal 16,5 al 12,3%.

Disparità di contratto e part-time forzato

All’interno del mondo del lavoro, ci sono poi differenze relative alle tipologie di contratti applicati. Il tempo indeterminato riguarda gli uomini nel 59,9% dei casi rispetto al 40,1% femminile. Il gap si amplia fra le nuove assunzioni: 36,9% donne contro il 63,1% degli uomini. Sul tempo determinato, il rapporto è invece quasi in equilibrio (48,3% donne rispetto a 51,7% maschi).

Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 64,4% del totale e anche il part-time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 15,6% degli occupati, rispetto al 5,1% dei maschi.

Solo il 21,1% delle donne ha contratti da dirigente contro il 78,9% dei colleghi uomini. Nei contratti da quadri il genere femminile rappresenta il 32,4% mentre quello maschile il 67,6%.

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Disparità di retribuzione: -20% alle donne

Il gap è mediamente intorno al 20%. Il report esamina il reddito medio giornaliero in 18 diversi settori, in 10 dei quali le donne percepiscono più del 20% in meno. Fra i meno women friendly, le attività finanziarie e assicurative, con stipendi femminili più bassi del 32,1%, le attività professionali scientifiche e tecniche, -35,1%, e quelle immobiliari, -39,9%.

Fra i dipendenti pubblici il divario è meno evidente ma per servizio sanitario, università ed enti di ricerca gli uomini percepiscono oltre il 20% in più rispetto alle donne.

Donne più istruite ma relegate al lavoro di cura

Sono numeri che non trovano riscontro nella minor preparazione femminile, anzi: il livello di istruzione è più alto fra le donne sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9%). Mentre invece riflettono, oltre a una lunga serie di altri fattori, quello culturale relativo alla distribuzione del lavoro di cura all’interno delle famiglie e nella società: nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni degli uomini.

L’offerta di asili nido rimane insufficiente, con solo l’Umbria, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta che raggiungono o si avvicinano all’obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni.

Pensioni femminili più povere

Le donne sono più numerose: 7,9 milioni rispetto ai 7,3 milioni di pensionati, mentre gli importi medi che percepiscono sono più bassi. Il divario è del 25,5% sulle pensioni anticipate, del 32% su quelle di invalidità, del 44,1% sui trattamenti di vecchiaia.