Boom di dimissioni volontarie in Italia: ecco i veri motivi

di Redazione PMI.it

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Aumentano le dimissioni volontarie in Italia, soprattutto tra i giovani: Aidp ha indagato sulle cause e sulle conseguenze per le aziende.

Il mercato del lavoro è protagonista di numerosi cambiamenti, evidenti nel trend positivo degli ultimi mesi che si accompagna a un aumento delle dimissioni volontarie. Secondo un’indagine promossa da Aidp (Associazione per la Direzione del Personale), si tratta di un vero e proprio boom che ha come protagonisti soprattutto i più giovani e le fascia di età compresa tra i 26 e i 35 anni.

Il report, basato sull’ studio condotto su un campione di circa 600 aziende elaborate dal Centro Ricerche Aidp, mostra come negli ultimi mesi il 75% delle aziende abbia dovuto affrontare un aumento delle dimissioni volontarie da parte dei dipendenti, specialmente relativamente alle mansioni impiegatizie e nelle regioni del Nord Italia.

Analizzando le cause del fenomeno, l’analisi Aidp colloca al primo posto la ripresa del mercato del lavoro (48%), seguita dalla ricerca di condizioni economiche maggiormente favorevoli (47%) e dal desiderio di conquistare un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata (41%). Il 38% dei dimissionari, invece, è spinto dalla voglia di trovare maggiori opportunità di carriera altrove (38%).

Dal punto di vista dei direttori del personale, nel 57% dei casi l’incremento delle dimissioni volontarie denota un netto cambiamento nella percezione del senso del lavoro da parte dei lavoratori, mentre ammonta all’88% la percentuale delle aziende che ammette di non avere in atto un piano di incentivo all’esodo.

Per quanto riguarda le funzioni maggiormente coinvolte, l’indagine segnala al primo posto il comparto informatica e digitale (32%), seguito dai settori produzione (28%) e marketing e commerciale (27%). Più della metà delle aziende coinvolte nell’indagine, inoltre, mette in evidenza un aumento del 15% dell’impatto delle dimissioni rispetto agli anni precedenti, evidenziando come il trend più condiviso sia quello di sostituire i dipendenti dimissionari attivando contratti a tempo indeterminato e determinato (55%), oppure riorganizzando i processi produttivi (25%). Non mancano le aziende che preferiscono prendere tempo e valutare nel tempo le conseguenze del fenomeno.

Siamo stati colti di sorpresa nella maggior parte dei casi anche se dei segnali deboli dello sviluppo di questo fenomeno erano già ravvisabili – spiega Matilde Marandola, presidente nazionale Aidp -. Il fattore scatenante, a mio avviso, è che le persone si sono interrogate rispetto al senso del proprio lavoro e in qualche caso della propria vita e, nella maggior parte dei casi, le risposte hanno indirizzato le persone al cambiamento.