Il riscatto dei vuoti contributivi consente di coprire periodi della vita lavorativa non assistiti da contribuzione previdenziale, aumentando l’anzianità contributiva utile ai fini pensionistici. La misura, introdotta dal decreto-legge 4/2019 e disciplinata dall’INPS con circolare n. 36/2019, è tuttora vigente e applicabile anche nel 2026, con caratteristiche precise che la distinguono da altri strumenti di riscatto o regolarizzazione contributiva.
Che cosa sono i vuoti contributivi riscattabili
I vuoti contributivi sono periodi non coperti da contribuzione obbligatoria e non soggetti a obbligo contributivo. Rientrano, ad esempio, intervalli di inattività lavorativa, sospensioni non coperte da contribuzione figurativa o periodi di lavoro all’estero non assicurati in Italia.
Il riscatto non può essere utilizzato per sanare omissioni contributive né per regolarizzare contributi dovuti ma non versati. I periodi da riscattare devono inoltre essere compresi tra il primo e l’ultimo contributo effettivamente accreditato.
Chi può riscattare i vuoti contributivi
Il riscatto dei vuoti contributivi è riservato esclusivamente ai lavoratori:
- iscritti a una gestione previdenziale INPS;
- privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995;
- non titolari di pensione diretta.
Il requisito dell’assenza di contribuzione prima del 1996 è essenziale. Anche un solo contributo accreditato in qualsiasi forma di previdenza obbligatoria (incluse casse professionali) comporta l’esclusione dal beneficio.
Quanti anni si possono riscattare
È possibile riscattare fino a cinque anni di vuoti contributivi, anche non continuativi. Il limite è complessivo e non rinnovabile.
Un aspetto rilevante chiarito dall’INPS riguarda la decadenza dal beneficio: se il lavoratore acquisisce successivamente anzianità contributiva anteriore al 1996 (ad esempio tramite il riscatto della laurea nel sistema retributivo), l’INPS procede all’annullamento d’ufficio del riscatto dei vuoti contributivi, con restituzione delle somme versate senza interessi.
Quanto costa il riscatto dei vuoti contributivi
I periodi riscattati sono valorizzati interamente nel sistema contributivo. L’onere è determinato applicando l’aliquota IVS vigente alla retribuzione di riferimento, secondo criteri analoghi a quelli dei contributi volontari.
Il pagamento può avvenire:
- in un’unica soluzione;
- mediante rateizzazione fino a 60 rate mensili, senza interessi, con importo minimo di 30 euro per rata.
Le somme versate sono deducibili fiscalmente dal reddito complessivo, secondo le regole ordinarie previste per i contributi previdenziali.
Come presentare la domanda all’INPS
La domanda di riscatto dei vuoti contributivi può essere presentata in qualsiasi momento, non essendo più prevista una scadenza temporale come nelle prime applicazioni della misura. La richiesta si inoltra:
- tramite i servizi online INPS;
- con l’assistenza di un patronato o CAF;
- tramite il Contact Center INPS.
Per i lavoratori dipendenti del settore privato è prevista anche la possibilità che l’onere sia sostenuto dal datore di lavoro, utilizzando premi di risultato, con deducibilità del costo dal reddito d’impresa.
Riscatto vuoti contributivi e altri strumenti previdenziali
Il riscatto dei vuoti contributivi non va confuso con:
- il riscatto della laurea;
- i contributi volontari;
- la regolarizzazione di omissioni contributive.
Si tratta di uno strumento mirato, pensato per i lavoratori nel sistema contributivo puro, utile soprattutto per colmare discontinuità lavorative e migliorare l’importo futuro della pensione.