Efficienza energetica per PMI e industria: le proposte FIRE su incentivi, strumenti e regole

di Anna Fabi

14 Aprile 2026 11:12

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La FIRE ha presentato un pacchetto di proposte al Governo per altrettante misure su efficienza energetica, incentivi, PPA, climatizzazione, smart working e data center.

La Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia (FIRE) ha pubblicato un vademecum con le proposte di intervento rivolte al Governo Meloni e al Parlamento per ridurre i consumi nel breve periodo e dare alle imprese un quadro meno instabile in cui investire. Focus su governance, incentivi, mobilità, climatizzazione, PPA, intelligenza artificiale e data center, con un obiettivo chiaro:

Le richieste FIRE partono da regole stabili

La linea di fondo del documento è netta: l’efficienza energetica resta una delle poche leve capaci di alleggerire la domanda, contenere i costi e rafforzare la resilienza del sistema. FIRE chiede perciò una politica meno intermittente, con un impianto normativo leggibile e con tempi certi sul recepimento delle direttive europee EED ed EPBD. Per imprese e amministrazioni, il messaggio è semplice: senza continuità delle regole, anche gli investimenti già programmati diventano più lenti, più costosi e più difficili da pianificare.

Energy manager per PMI, industria, agricoltura e pesca

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda la nomina dell’Energy Manager. FIRE propone di abbassare da 10mila a 1.000 tep la soglia dell’obbligo per il settore industriale, allineandola a quella già prevista per il civile, e di includere anche agricoltura e pesca. Proposta correlata: coinvolgere gli EGE anche nelle PMI sotto soglia attraverso modelli territoriali o di distretto. Il fine sarebbe quello di garantire una presenza tecnica che renda strutturale il presidio sui consumi, sui bilanci energetici e sulle opportunità di risparmio.

=> Efficienza energetica: le proposte per nuovi incentivi alle PMI

Incentivi stabili e Fondo efficienza energetica

Nel capitolo sugli strumenti economici, FIRE non invoca una corsa a nuovi bonus generalizzati. Chiede soprattutto continuità degli schemi esistenti e correzioni rapide quando un meccanismo si inceppa. Il riferimento è anche alle ultime frizioni emerse su Transizione 5.0 e al percorso accidentato del Conto Termico 3.0.

FIRE insiste sul fatto che incentivi e finanza agevolata servono, purché non producano stop improvvisi, correzioni tardive o picchi artificiali di domanda che finiscono poi per bloccare il mercato. Ecco perchè, in parallelo, la Federazione torna a chiedere il rilancio del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (FNEE), nato per mobilitare capitali privati e garanzie pubbliche, rimasto però molto al di sotto delle attese.

Auto, climatizzazione e lavoro agile tra le misure immediate

La parte più immediata del pacchetto riguarda gli interventi che possono incidere già nel breve periodo su consumi energetici e picchi di domanda. FIRE indica in particolare quattro direttrici:

  • strade – il limite di 110 km/h in autostrada per le auto, che secondo la Federazione può ridurre il consumo di carburante in misura rilevante con effetti contenuti sui tempi di percorrenza;
  • edifici – una revisione delle regole su condizionatori, riscaldamento e pompe di calore, così da favorire un uso più coerente con l’andamento climatico e con la disponibilità di produzione fotovoltaica nelle ore centrali della giornata;
  • lavoro – agevolazioni e semplificazioni per ampliare lo smart working dove possibile, così da tagliare spostamenti evitabili e abbassare la domanda di energia legata alla mobilità;
  • mobilità – un sostegno più forte al trasporto pubblico e al car pooling aziendale, con incentivi mirati invece di vincoli generalizzati.

PPA, prezzi dinamici e repowering nella strategia industriale

Un altro blocco di proposte riguarda l’evoluzione del sistema energetico. FIRE chiede di semplificare il repowering degli impianti rinnovabili esistenti, di sbloccare l’eolico offshore e di accelerare la diffusione dei contratti PPA per le imprese, considerati uno strumento utile per sganciare almeno una quota dei costi elettrici dalla volatilità del mercato spot. Nello stesso capitolo rientra anche una revisione delle fasce orarie e una spinta verso prezzi dinamici e demand response, così da spostare parte dei consumi nelle ore a basso carico e ridurre nel tempo la pressione su reti e capacità di punta.

Cogenerazione e data center pesano sul sistema

La parte finale del documento guarda a ciò che sta cambiando dentro l’economia reale. FIRE propone di indirizzare biocombustibili, idrogeno e combustibili a basso contenuto di CO2 verso gli usi che ne valorizzano meglio il contenuto energetico, e chiede una tutela più lucida della cogenerazione ad alto rendimento, che continua a svolgere un ruolo centrale in molti comparti industriali.

Accanto a questo, entra con forza il tema dei data center legati all’IA: secondo la Federazione, la loro crescita va accompagnata da vincoli stringenti su prestazioni energetiche e idriche, oltre che da adeguata capacità di generazione. È qui che il dibattito esce dalla sola emergenza bollette e si sposta sul terreno che conta di più per i prossimi anni, quello della qualità delle scelte industriali e infrastrutturali.