Sostenibilità, leva di investimento post Covid

di Barbara Weisz

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Pandemia traino di investimenti responsabili, sostenibilità leva di crescita post Covid: strategie e dati di mercato nella survey Itinerari Previdenziali.

Aumentano gli investimenti sostenibili dei fondi previdenziali e degli investitori istituzionali, diminuisce la percentuale di enti che applicano i criteri ESG ad almeno il 75% del patrimonio, la strategia più applicata è l’esclusione (soprattutto sul mercato delle armi), seguita a breve distanza da impact investing (impatto sociale dell’investimento), e best in class (seleziona gli strumenti di una determinata tipologia in base a criteri di sostenibilità). Sono i principali risultati della terza edizione dell’indagine di Itinerari Previdenziali sulle politiche di investimento degli investitori istituzionali italiani.

La survey è stata condotta su 79 enti, che raccolgono circa il 75% dei patrimoni finanziari totali degli investitori previdenziali e fondazionali del Paese: nel dettaglio, si tratta di 19 Fondi Pensione Negoziali, 16 Fondi Pensione Preesistenti, 14 Casse di Previdenza, 16 Fondazioni di origine Bancaria e 14 Compagnie assicurative. Il 56% adotta criteri di sostenibilità negli investimenti (in crescita dal 47% del 2020) e il 97% di quanti ancora non lo fanno intende includere o incrementare in futuro strategie ESG. La motivazione principale è la volontà di contribuire allo sviluppo sostenibile (92%), seguita dalla gestione più efficace dei rischi finanziari, 77%.

Come detto, scende rispetto al 2020 il numero di investitori che applica i criteri di sostenibilità ad almeno il 75% del patrimonio: al 37% rispetto al 54% del confronto. La strategia più applicata è quella dell’esclusione (67%), che prevede di non investire in determinati settori (nella maggior parte dei casi il mercato delle armi, ma anche pornografia, tabacco, gioco d’azzardo).

«Ma la più grande novità è rappresentata dall’impact investing, scelto dal 48% degli enti a fronte del 31% del 2020 e del 23% del 2019», segnala Giovanni Gazzoli, che ha seguito l’indagine per il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Qui, l’ambito preferito dal 62% è quello dei social o green bond, seguito da social housing, microfinanza e progetti educativi speciali come educazione alimentare, dispersione scolastica, recidiva carcere, fuori corso università. Seguono best in class (ambiente ed efficienza energetica, rispetto dei diritti umani, governance), e investimenti tematici (efficienza energetica, cambiamento climatico, silver economy), entrambi intorno al 44%, mentre le strategie in calo «sono le convezioni internazionali, scese dal 54% al 37%, e l’engagement, adottate dal 33%, ossia meno sia del 2020 che del 2019». Il trend del futuro vede una crescita del settore, stimolata anche dalla pandemia. «Il 90% dei rispondenti pensa che COVID-19 abbia accelerato investimenti sostenibili e socialmente responsabili, anche perché secondo il 51% dei soggetti intervistati la componente ESG ha mitigato il rischio in questo periodo pandemico», sottolinea Gazzoli, secondo cui a trarne vantaggio «dovrebbero essere soprattutto il settore delle energie rinnovabili e, a sorpresa (ma non per tutti), la silver economy che, se associata a RSA e healthcare, fa intuire come la pandemia abbia risvegliato l’attenzione sulle grandi carenze sul tema assistenza sanitaria e, in particolare, sull’assistenza alla popolazione over 65».

Su questo punto insiste anche Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, secondo il quale «è evidente come la sostenibilità sia ormai una componente essenziale di tutte le attività umane, nonché l’obiettivo che, ancor di più alla luce dell’esperienza pandemica, deve orientare lo sviluppo futuro del Paese e del mondo intero, nel pieno rispetto dei diritti ambientali, sociali e di governance». Gli investitori istituzionali italiani hanno un’importante occasione per sostenere la “ricostruzione” del Paese nel post COVID-19: «i fondi nazionali ed europei per la transizione ecologica e digitale, uniti agli investimenti dei player istituzionali orientanti alla finanza SRI – conclude Brambilla – potrebbero auspicabilmente rappresentare un’efficace formula di collaborazione pubblico-privato in grado di consentire il rilancio dell’economia italiana nel prossimo decennio».