Ristori: cambiano i requisiti per i contributi a fondo perduto

di Redazione PMI.it

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Gualtieri: nuovi ristori in base al fatturato annuo, blocco licenziamenti e CIG a oltranza, rottamazione e indennizzi ai Professionisti in stand by.

Ci sono una serie di nuovi dettagli sul decreto Ristori 5 che il Governo sta preparando, che conterrà nuovi contributi a fondo perduto per le attività colpite dalla crisi, ammortizzatori sociali, e provvedimenti sulla riscossione. Le misure allo studio sono state illustrate dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso dell’audizione davanti alle commissione Bilancio di Camera e Senato. Fra le altre cose, si prepara una proroga selettiva del divieto di licenziamenti, probabilmente legata all’utilizzo da parte delle imprese degli ammortizzatori sociali.

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Innanzitutto, Camera e Senato hanno approvato lo scostamento di Bilancio da 32 miliardi che servirà a finanziare il decreto Ristori 5, con un voto bipartisan. Quindi, la palla passa ora al Governo, che deve mettere a punto definitivamente il provvedimento da portare in Consiglio dei ministri per l’approvazione, probabilmente la prossima settimana.

Per quanto riguarda i nuovi ristori, ovvero i contributi a fondo perduto per risarcire le attività che sono state colpite dai provvedimenti anti Covid, Gualtieri ha confermato che il criterio sarà diverso da quello applicato con i precedenti provvedimenti.

Il meccanismo non sarà più basato sui codici Ateco, ma sulla perdita di fatturato. E non si prenderà più come riferimento lo scorso mese di aprile ma un periodo più ampio. Fin qui, in sostanza viene confermato quanto già previsto in base alle precedenti anticipazioni. Il ministro dell’Economia ha però aggiunto un chiarimento: il nuovo meccanismo dei ristori si baserà sulla perdita di fatturato dell’intero 2020, valutando anche quello che le imprese e le Partite IVA hanno già incassato in base ai precedenti aiuti, per «ripianare quelle eventuali limiti o situazioni di penalizzazione che si possono essere state».

Per quanto riguarda la soglia di fatturato che darà diritto ai nuovi ristori, il Governo non ha ancora preso una decisione, ma l’idea di fondo è quella di prevedere soglie più alte di quelle fino ad oggi previste. Il riferimento potrebbero essere l’esempio francese, citato da Gualtieri, dove il calo di fatturato che dà diritto ai contributi statali è fra il 50 e il 75%. Il motivo è presto spiegato:

uscire dal perimetro dei codici Ateco e studiare criteri più generali richiede soglie adeguate, perché dobbiamo utilizzare risorse che non sono infinite.

Non ci sono poi nuovi dettagli sui risarcimenti previsti per i Professionisti iscritti agli ordini, solo la conferma che ci sono misure allo studio in questo senso.

Per i lavoratori dipendenti, invece, sono in arrivo nuove settimane (si parla addirittura di 26) di cassa integrazione oltre a quelle già utilizzabili fino a marzo, già concesse dalla manovra di Bilancio. Gli ammortizzatori saranno destinati alle imprese «che continuano ad avere difficoltà a causa del Covid-19». Si studia anche una proroga dello stop ai licenziamenti, con un meccanismo però più selettivo.  Attualmente, lo ricordiamo, la legge di Bilancio prevede il blocco dei licenziamenti fino al prossimo 31 marzo, per la totalità delle imprese. Le parole di Gualtieri fanno pensare a una proroga limitata alle aziende dei settori più in crisi.

Poche anticipazioni sui provvedimenti in vista sul fronte della riscossione, quel che è certo è che Gualtieri non ha parlato di misure di pace fiscale. Nelle scorse settimane si era infatti parlato di una nuova rottamazione e di un provvedimento di saldo e stralcio, ma al momento nessuna conferma (né smentita).

Il Governo sembra piuttosto orientato a prevedere un meccanismo che consenta di riprendere le attività di riscossione (attualmente bloccate fino al 31 gennaio), tenendo conto delle difficoltà dei contribuenti dovute alla crisi economica.

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