Le piccole imprese europee comprano intelligenza artificiale più in fretta di quanto recuperino il ritardo digitale di base. Il rapporto annuale di team.blue (gruppo paneuropeo di servizi digitali attivo in ventitré mercati) registra sulla propria base clienti una crescita delle soluzioni AI a velocità doppia rispetto al resto dell’offerta, e allo stesso tempo colloca la maggioranza delle microimprese del continente sotto la soglia degli strumenti minimi per lavorare online. Le statistiche UE misurano un ritardo più contenuto ma considerano soltanto le imprese con almeno dieci addetti.
In sintesi:
- il 71% delle PMI dell’Unione europea mostra un livello base di intensità digitale (dati Eurostat);
- in Italia la quota di PMI a livello base è il 79,5%, pari all’88,3% del traguardo UE del 90% al 2030;
- il rapporto team.blue analizza Partite IVA e microimprese (con livello base del 65%), escluse dalle rilevazioni UE;
- le PMI italiane che utilizzano almeno una tecnologia di AI sono il 15,7%, contro il 53,1% delle grandi imprese.
- Il livello base di intensità digitale nelle PMI europee
- Il 65% di microimprese e Partite IVA a doppio binario
- Soglia digitale minima, i 12 requisiti
- L’AI allarga la distanza tra PMI e grandi imprese
- Domanda di soluzioni AI nelle imprese già digitalizzate
- Strumenti pubblici per le imprese sotto soglia digitale
Il livello base di intensità digitale nelle PMI europee
Nel 2025 il 71% delle PMI dell’Unione europea raggiunge almeno un livello base di intensità digitale, circa venti punti sotto l’obiettivo del 90% che il programma per il Decennio digitale fissa al 2030, mentre le grandi imprese arrivano al 96%. Il dato arriva dalla rilevazione Eurostat sull’uso delle tecnologie nelle imprese, pubblicata nell’edizione 2026 di Digitalisation in Europe con testo aggiornato ad aprile 2026.
La soglia si misura con il Digital Intensity Index, che verifica quante di dodici attività digitali un’impresa svolge davvero: da quattro in su l’impresa è a livello base, sotto le quattro ricade nella fascia molto bassa. Guardando la distribuzione, il 29% delle PMI europee sta sotto la soglia e il 35% la supera appena, mentre soltanto il 9% raggiunge un’intensità molto elevata contro il 43% delle grandi imprese.
La geografia del divario è marcata. La quota di PMI a livello base va dal 38% della Bulgaria e dal 44% della Romania al 94% della Finlandia e al 92% della Danimarca, un intervallo di oltre cinquanta punti che rende la media europea poco utile come riferimento per la singola impresa.
Il 65% di microimprese e Partite IVA a doppio binario
La quota di PMI europee senza soluzioni digitali di base indicata nel rapporto team.blue si riferisce a una platea che comprende microimprese e titolari di partita IVA. In Italia il focus ha grande rilievo perché il 94,7% delle imprese ha meno di dieci addetti e la dotazione digitale di questa fascia è distante da quella delle imprese strutturate: usa un software gestionale il 29,4% delle microimprese tra 2 e 9 addetti, contro il 51,4% delle imprese con almeno dieci addetti.
Soglia digitale minima, i 12 requisiti
Un’impresa raggiunge il livello base quando svolge almeno 4 delle 12 attività del Digital Intensity Index, e in Italia lo fa il 79,5% delle PMI secondo la rilevazione ISTAT su imprese e tecnologie ICT nel 2025. La tabella riporta le voci con la quota di PMI italiane da 10 a 249 addetti che le soddisfa: contando quante si applicano alla propria azienda si ottiene la posizione rispetto alla soglia e, voce per voce, il confronto con la media di settore.
| Attività digitale del Digital Intensity Index | Quota di PMI italiane |
|---|---|
| Oltre metà degli addetti con accesso a internet per lavoro | 47,9% |
| Utilizzo di almeno una tecnologia di intelligenza artificiale | 15,7% |
| Banda larga fissa con download da almeno 30 Mbit/s | 89,4% |
| Analisi dei dati con personale interno o soggetti esterni | 41,9% |
| Acquisto di servizi di cloud computing | 75,3% |
| Acquisto di servizi cloud di livello intermedio o avanzato | 67,7% |
| Utilizzo di social media | 58,5% |
| Utilizzo di software gestionale ERP | 48,8% |
| Utilizzo di software CRM per la gestione dei clienti | 21,1% |
| Sito web dell’impresa | 76,1% |
| Vendite online pari almeno all’1% dei ricavi totali | 14,3% |
| Vendite via web sopra l’1% dei ricavi con quota B2C oltre il 10% | 9,3% |
Le voci dove le PMI italiane sono più scoperte indicano dove si concentra il margine di recupero: CRM al 21,1%, vendite online sopra l’1% dei ricavi al 14,3%, intelligenza artificiale al 15,7%. Sul fronte opposto, connettività, cloud e sito web sono ormai dotazioni diffuse, tanto che l’ISTAT ha sostituito nel 2025 l’indicatore sui social media con quello sul sito web proprio per aggiornare la misura della presenza online.
L’AI allarga la distanza tra PMI e grandi imprese
L’adozione dell’intelligenza artificiale cresce in tutte le classi dimensionali e il divario tra grandi imprese e PMI italiane si allarga da circa venti punti percentuali nel 2023 a trentasette punti nel 2025. Nel complesso il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, il doppio dell’8,2% del 2024, con le PMI al 15,7% e le grandi imprese al 53,1%.
Il quadro europeo è analogo. Nel 2025 il 20% delle imprese dell’Unione ricorre all’AI, con le PMI al 19% e le grandi imprese al 55%, e con una forbice per paese che va dal 42% della Danimarca al 5% della Romania. Sul come le imprese la usano prevalgono impieghi linguistici, dall’estrazione di informazioni da documenti di testo alla generazione di contenuti scritti, mentre le applicazioni ai processi produttivi rimangono marginali. Lo stesso scarto tra adozione dichiarata e integrazione nei processi emerge anche dai dati sull’intelligenza artificiale nelle decisioni finanziarie delle PMI.
Gli ostacoli che le imprese italiane indicano dopo aver valutato senza realizzare un investimento in AI sono ordinati così:
- mancanza di competenze adeguate, segnalata dal 58,6%;
- carenza di chiarezza sulle conseguenze legali, indicata dal 47,3%;
- indisponibilità o scarsa qualità dei dati necessari, per il 45,2%;
- preoccupazioni su privacy e protezione dei dati, per il 43,2%;
- costi elevati, citati dal 43,0%.
Domanda di soluzioni AI nelle imprese già digitalizzate
Nel 2025 le soluzioni con funzionalità di intelligenza artificiale di team.blue sono cresciute a velocità doppia rispetto al resto dell’offerta e hanno generato circa metà dei ricavi ricorrenti annuali provenienti dai nuovi clienti, su un esercizio chiuso a 866 milioni di euro di ricavi ricorrenti e una crescita organica dell’11%. Il gruppo serve oltre 3,3 milioni di PMI, comprese trentamila agenzie e rivenditori, e nel corso dell’anno ha acquisito più di 600.000 nuovi clienti.
La direzione dei prodotti spiega dove va la domanda. Il gruppo ha lanciato un agente AI per l’onboarding e l’assistenza integrato nel pannello di controllo, e lavora a un’offerta software compatibile con il Model Context Protocol, lo standard che permetterebbe ad agenti esterni di gestire un prodotto senza intervento umano. Sulla stessa linea si collocano le acquisizioni di Macaly, piattaforma di sviluppo assistito dall’AI, a dicembre 2025, e di Windsor.ai, specializzata nell’integrazione dei dati di marketing, a gennaio 2026.
Il grosso della spesa in strumenti di intelligenza artificiale arriva ancora dalle imprese che hanno già dominio, hosting, sito e gestionale. Il Group CEO, Claudio Corbetta, lega questa dinamica alla sovranità dei dati europea e sostiene che l’AI «abbassa le barriere all’imprenditoria», una lettura che il Pacchetto UE per la sovranità tecnologica ha tradotto in politica industriale su cloud, data center e semiconduttori.
Strumenti pubblici per le imprese sotto soglia digitale
Per le imprese che non raggiungono le quattro attività digitali, gli strumenti in arrivo sono i Voucher Cloud e Cybersecurity da 150 milioni di euro (per i quali il MIMIT ha completato l’elenco dei fornitori abilitati) e, in prospettiva, potrebbe esserci il Buono Digitale triennale richiesto alla Camera da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, che stima 578mila beneficiari e un fabbisogno di 3,951 miliardi di euro per le imprese tra 2 e 99 addetti. Il Buono Digitale è per ora una proposta per la Legge di Bilancio 2027 e non una misura vigente, quindi le decisioni di investimento di quest’anno vanno prese sugli strumenti già in campo.
La graduatoria dei dodici requisiti dice anche in quale ordine spenderli: le voci con la copertura più bassa tra le PMI italiane, dal CRM alle vendite online, sono quelle che spostano l’indice e insieme il fatturato.