L’Agenzia delle Dogane stringe sui mini-pacchi del commercio elettronico extra-UE. La nuova convenzione 2026-2028 firmata con il Ministero dell’Economia aumenta i controlli sulle spedizioni di basso valore e li lega agli incentivi economici dei dirigenti: chi raggiunge gli obiettivi di verifica viene retribuito di più. Le ispezioni programmate salgono da 47mila nel 2026 a 48mila nel 2028, quasi il doppio rispetto a un anno fa.
Più controlli sull’e-commerce extra-UE
Il documento che regola i rapporti tra MEF e Agenzia per il triennio fissa numeri in crescita per i controlli sulle dichiarazioni di modico valore nel settore e-commerce: 47mila nel 2026, 47.500 nel 2027 e 48mila nel 2028. Un livello quasi raddoppiato rispetto a quanto programmato appena un anno prima, segno della pressione politica sul fenomeno delle spedizioni low cost dalla Cina e dagli altri mercati extra-UE.
La convenzione amplia anche l’ambito delle verifiche. Accanto al controllo fiscale classico su dazi e IVA entrano la tutela ambientale e la sicurezza dei prodotti, due fronti su cui l’e-commerce extra-UE presenta le criticità maggiori, dai beni non conformi agli standard europei ai rischi per i consumatori.
Gli incentivi dei dirigenti legati ai risultati
La novità di metodo è il collegamento tra controlli e retribuzione del personale dirigenziale. L’indicatore sui mini-pacchi entra nel sistema incentivante dell’Agenzia con un peso di 25 punti sulla componente legata ai risultati: l’efficacia delle verifiche incide direttamente sulle risorse destinate ai dirigenti. In sostanza, chi controlla di più e meglio accede a incentivi più alti.
Dal 1° luglio si applica solo il dazio europeo da 3 euro
La stretta sui controlli arriva mentre cambia la fiscalità delle piccole spedizioni. Dal 1° luglio 2026 scatta il dazio europeo da 3 euro, un prelievo forfettario transitorio introdotto dal Regolamento UE 2026/382 che cancella l’esenzione per le merci sotto i 150 euro fino all’avvio dell’EU Customs Data Hub, atteso nel 2028. Il dazio si applica per ciascuna categoria merceologica contenuta nel pacco, non per singola spedizione: due tipologie di prodotto nello stesso collo valgono sei euro.
Il contributo nazionale da 2 euro introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 non si applica più: è stato soppresso in sede di conversione del Milleproroghe e con il decreto fiscale, proprio per evitare la sovrapposizione con il prelievo europeo. Sui mini-pacchi extra-UE si applica quindi il solo dazio comunitario, mentre gli operatori della logistica seguono con attenzione il rischio di deviazione del traffico verso gli hub esteri.
Il nuovo quadro di legge per imprese e consumatori
Il quadro che ne esce segna una profonda evoluzione nella gestione dell’e-commerce extra-UE. Per anni i mini-pacchi sotto i 150 euro sono transitati in esenzione e con verifiche marginali, alimentando una crescita imponente delle piattaforme asiatiche e uno svantaggio competitivo per il commercio europeo.
La doppia strategia del 2026 — il dazio comunitario che subentra all’esenzione e una convenzione che trasforma i controlli in un obiettivo retribuito per i dirigenti doganali — riallinea adesso il prelievo fiscale con l’attività di verifica sul medesimo prodotto.
Per le imprese italiane che importano o rivendono prodotti di basso valore il risultato è un aumento dei costi e delle verifiche, estese ora anche ad ambiente e sicurezza; per i consumatori, prezzi finali più alti sugli acquisti dai grandi marketplace cinesi.
Il banco di prova arriverà nel 2028 con l’EU Customs Data Hub, la piattaforma unica che centralizzerà dati e riscossione: fino ad allora l’efficacia della stretta dipenderà dalla capacità dei singoli Paesi di intercettare i flussi reali, evitando che le spedizioni si spostino verso gli scali europei più permissivi.