Un’esenzione IRPEF per gli under 35, decrescente nell’arco di cinque anni e applicata fino a 50mila euro di reddito, per portare fino a mille euro netti in più al mese nel primo anno di lavoro. È la proposta lanciata dai Giovani Imprenditori di Confindustria al 55° Convegno nazionale di Rapallo, il 5 e 6 giugno 2026, con l’obiettivo di intervenire direttamente sulla busta paga dei giovani lavoratori e sulla capacità delle imprese di trattenere talenti in Italia.
Esenzione IRPEF under 35 su cinque anni
La proposta illustrata dalla presidente Maria Anghileri prevede un taglio dell’IRPEF per i lavoratori under 35, costruito come esenzione decrescente su cinque anni. Il beneficio sarebbe pieno nel primo anno e poi ridotto progressivamente fino al quinto.
Lo schema indicato dai Giovani Imprenditori prevede:
- un’esenzione IRPEF del 100% nel primo anno;
- una riduzione progressiva del beneficio negli anni successivi;
- un’esenzione finale pari al 20% nel quinto anno;
- un tetto di reddito pari a 50mila euro.
La misura viene presentata come leva fiscale per sostenere l’autonomia economica dei giovani, rendere più competitivi i salari netti e ridurre l’attrattività dell’estero per chi entra nel mercato del lavoro o avvia una carriera qualificata.
Fino a mille euro al mese nel primo anno
Il beneficio massimo indicato dai Giovani Imprenditori arriva a mille euro netti in più al mese nel primo anno di lavoro. L’effetto deriverebbe dall’azzeramento dell’IRPEF dovuta entro il limite di reddito previsto dalla proposta.
Con le aliquote IRPEF in vigore nel 2026, un reddito imponibile di 50mila euro genera un’imposta lorda di 13.700 euro prima di detrazioni, addizionali e altri correttivi. L’esenzione piena nel primo anno avrebbe quindi un valore teorico molto elevato, anche se il vantaggio effettivo dipenderebbe dalla struttura finale della misura e dalla situazione fiscale del lavoratore.
L’ipotesi rilanciata dal Governo in merito al taglio IRPEF per il ceto medio riguarda invece la riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione o l’estensione della fascia agevolata; la proposta dei Giovani Imprenditori, invece, concentra il beneficio su una platea anagrafica e punta a cambiare il netto in busta paga nei primi anni di carriera.
Perché la proposta punta sulla busta paga
Il ragionamento dei Giovani Imprenditori parte da un dato politico ed economico: i salari dei giovani italiani sono considerati troppo bassi per competere con altri Paesi europei nella corsa ai talenti. La riduzione del cuneo contributivo e gli incentivi alle assunzioni sostengono il mercato del lavoro ma non sempre producono un incremento immediatamente percepibile nel reddito disponibile.
L’esenzione IRPEF non agirebbe solo sull’assunzione ma sulla permanenza dei giovani nel lavoro regolare, sulla scelta di restare in Italia e sulla possibilità di sostenere affitto, risparmio, consumi e progetti familiari.
Il confronto con il Bonus Giovani
L’esenzione IRPEF under 35 avrebbe natura diversa rispetto al Bonus Giovani 2026 per le assunzioni under 35. Il bonus oggi in vigore è un esonero contributivo per i datori di lavoro che assumono o stabilizzano giovani con contratto a tempo indeterminato, con tetti mensili e requisiti legati all’impresa. La proposta di Rapallo interviene invece sull’imposta personale del lavoratore. Il vantaggio, se approvato, andrebbe direttamente sul reddito netto del giovane contribuente, senza limitarsi alla riduzione del costo del lavoro per l’azienda.
Strumento per trattenere giovani e competenze
Dal palco di Rapallo, i Giovani Imprenditori hanno collegato la richiesta fiscale alla crescita debole del Paese, alla burocrazia e alla difficoltà di attrarre o trattenere competenze. Il messaggio al Governo e ai partiti è che il salario dei giovani va reso competitivo rispetto agli altri mercati europei.
Per ora l’esenzione IRPEF under 35 è una proposta politica e associativa, non una norma. Il suo ingresso in un provvedimento dipenderà dalle coperture, dalla platea scelta, dal coordinamento con gli incentivi già in vigore e dalla compatibilità con l’impianto generale della riforma fiscale.
Costo pubblico, la variabile con cui fare i conti
La proposta richiederebbe una copertura finanziaria rilevante. Una detassazione piena nel primo anno, fino a 50mila euro di reddito, avrebbe infatti un costo più alto rispetto a un taglio selettivo di aliquota sul secondo scaglione IRPEF.
Con l’Italia sotto procedura UE per deficit eccessivo, i margini di manovra nella Legge di Bilancio 2027 sono stretti. Già lo sarebbe il taglio proposto dal Governo, figuriamoci una detassazione piena. L’obiettivo sarebbe però differente e avrebbe un impatto di lunga durata; l’esenzione under 35 costruirebbe una corsia preferenziale per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.