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Decreto Automotive: 1,3 miliardi alla filiera tra ricerca e investimenti

di Anna Fabi

25 Maggio 2026 09:49

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Nuovo DPCM Automotive sblocca 1,343 miliardi per la filiera dell'auto tra ricerca, innovazione e veicoli commerciali. A luglio altri 251 milioni.

Il via libera al nuovo Decreto per lAutomotive mette a disposizione della filiera auto 1,343 miliardi di euro per investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione. Il provvedimento, un DPCM annunciato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, segna la nuova linea sugli aiuti al comparto: meno risorse disperse sugli acquisti e più fondi diretti alle imprese, alla componentistica, ai veicoli commerciali sostenibili e alle tecnologie per una mobilità connessa, autonoma e sicura.

Risorse al Fondo Automotive per imprese e filiera

Il DPCM Automotive indirizza 1 miliardo e 343 milioni di euro (risorse già sbloccate) al sostegno delle imprese della filiera, con una priorità dichiarata su investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione. Il Governo collega il provvedimento alla trasformazione industriale del comparto, in una fase in cui i produttori europei rivedono piani, piattaforme e catene di fornitura sotto la pressione della concorrenza asiatica.

Alle risorse dovrebbe aggiungersi, nel mese di luglio, il ripristino di altri 251 milioni di euro destinati in precedenza alla copertura del decreto contro il caro carburanti e al sostegno delle imprese dell’autotrasporto. Con il reintegro annunciato dal MIMIT, la dotazione collegata al comparto salirebbe quindi oltre la quota ora formalizzata dal DPCM.

Oltre il 70% delle risorse va agli investimenti

La quota prevalente del DPCM sarà destinata agli strumenti per la crescita industriale. Il MIMIT indica tre canali principali per finanziare progetti di ricerca, innovazione e riconversione della filiera:

Il valore politico e industriale del provvedimento sta soprattutto in questa scelta: la parte più ampia delle risorse finanzia capacità produttiva e innovazione, mentre gli incentivi all’acquisto hanno un ruolo più mirato.

Veicoli commerciali e mobilità sostenibile nel decreto

Il DPCM prevede anche incentivi mirati per la mobilità sostenibile e per il rinnovo del parco circolante dei veicoli commerciali. Il riferimento non va letto come un ritorno generalizzato agli ecobonus auto per privati, perché la nota ministeriale concentra l’intervento sui mezzi legati all’attività economica e al rinnovo delle flotte commerciali. Per imprese, artigiani, logistica e servizi, il rinnovo dei veicoli commerciali può incidere su costi di esercizio, accesso alle aree urbane e adeguamento ambientale delle flotte. Le modalità di domanda e le categorie ammissibili dipenderanno dai successivi provvedimenti attuativi e dagli sportelli che saranno aperti dai soggetti gestori.

Dagli incentivi all’acquisto alla produzione industriale

Il DPCM conferma la traiettoria già emersa nella nuova politica industriale per l’Automotive: ridurre il peso dei bonus alla domanda e concentrare le risorse su ricerca, componentistica, riconversione e capacità produttiva nazionale.

La scelta risponde a una criticità ormai evidente nella filiera europea dell’auto. Gli incentivi alla domanda possono sostenere le immatricolazioni, però non garantiscono ricadute industriali nazionali se i veicoli agevolati sono prodotti fuori dall’Europa o con catene di fornitura extra-UE. Il DPCM orienta invece le risorse verso le imprese che investono in tecnologie, impianti e piattaforme produttive.

Transizione 5.0 e partita europea sull’auto

Secondo il MIMIT, le risorse del DPCM si aggiungono a quelle già previste dal Piano Transizione 5.0, che ha una dotazione triennale di 9,8 miliardi di euro per innovazione digitale ed efficientamento energetico del sistema industriale. Per la filiera automotive, il collegamento fra investimenti produttivi e transizione energetica è uno dei criteri centrali per agganciare gli aiuti nazionali alle trasformazioni richieste dal mercato europeo.

Il provvedimento si inserisce anche nel confronto UE sulla revisione delle regole CO2 per le auto e sull’Industrial Accelerator Act. Il Governo rivendica una linea favorevole al principio del Made in Europe, già al centro del dibattito sui requisiti UE per gli incentivi ai veicoli elettrici e sulla tracciabilità della componentistica.

Le imprese interessate dal DPCM Automotive

Il bacino naturale del provvedimento comprende componentistica, meccanica, elettronica, software, batterie, sistemi di mobilità, veicoli commerciali e tecnologie per auto sostenibili. Il riferimento alle PMI dell’automotive è rilevante perché una parte della filiera italiana lavora su investimenti di taglia inferiore rispetto ai grandi gruppi industriali.

I Mini Contratti di sviluppo rispondono proprio a questa esigenza: finanziare programmi più accessibili alle imprese di dimensione media e piccola, senza limitare la politica industriale ai soli grandi stabilimenti. Per il tessuto produttivo italiano, la sfida riguarda soprattutto il salto tecnologico della componentistica tradizionale verso elettrificazione, software di bordo, sensoristica, materiali avanzati e sistemi di sicurezza.

Prossimi decreti e sportelli per le domande

Il DPCM indirizza le risorse verso gli strumenti che finanzieranno ricerca, sviluppo, innovazione e investimenti produttivi nella filiera automotive. Il via libera al decreto  assegna le risorse e definisce gli indirizzi di politica industriale, mentre l’accesso effettivo ai fondi richiederà i provvedimenti attuativi e l’apertura degli sportelli dedicati.

Le imprese dovranno quindi attendere bandi, circolari, termini di domanda e piattaforme di presentazione per ciascuna misura.