Sviluppo competenze PMI del Sud, fondo perduto MIMIT dal 10 settembre

di Teresa Barone

29 Luglio 2026 09:09

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Riapre lo sportello MIMIT sullo sviluppo competenze specialistiche delle PMI del Sud, con 12,4 milioni residui e l'esclusione di chi ha già fatto domanda

Il MIMIT riapre dal 10 settembre 2026 lo sportello del fondo perduto per lo sviluppo di competenze specialistiche delle PMI, riservandolo però alle sole imprese del Mezzogiorno rimaste fuori dal primo giro. Le aziende che avevano già inviato l’istanza ad aprile sono dunque escluse, anche candidando un percorso formativo diverso.

In sintesi:

  • lo sportello si chiude alle ore 12:00 del 21 dicembre 2026 (decreto direttoriale MIMIT n. 2095/2026);
  • la dotazione è di 12.449.676 euro, pari alle risorse non impegnate dal primo sportello (50 milioni complessivi);
  • il contributo a fondo perduto copre il 50% del costo ammissibile, con tetto di 30.000 euro per singola impresa;
  • il costo ammissibile deriva dalla formula “tariffa oraria della regione moltiplicata per ore di formazione e numero di partecipanti”;
  • il progetto deve collocarsi tra 10.000 e 60.000 euro di costo rendicontabile, pena la revoca dell’agevolazione.

Imprese escluse dal secondo sportello

Non possono partecipare al secondo sportello le imprese che hanno già presentato domanda sul primo, chiuso il 23 giugno 2026. L’articolo 2, comma 3 del decreto direttoriale del 13 luglio 2026 estende l’esclusione anche a chi intendesse candidare un percorso formativo del tutto diverso da quello già proposto.

La regola vale a prescindere dall’esito della prima candidatura. Anche l’impresa che si era collocata in graduatoria troppo in basso per essere finanziata è fuori dalla seconda finestra. La platea dei candidati si riduce quindi alle sole PMI che ad aprile non si erano mosse, con una concorrenza più bassa a fronte di una dotazione ridotta a un quarto di quella iniziale.

Bando formazione PMI Sud, chi può fare domanda

L’agevolazione a fondo perduto copre il 50% delle spese ammissibili delle piccole e medie imprese localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Per presentare domanda, le imprese devono essere regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese, non trovarsi in liquidazione e avere almeno un bilancio approvato.

Tra i requisiti compare anche la regolarità rispetto agli obblighi assicurativi contro i rischi catastrofali. La polizza deve essere già attiva alla data di presentazione della domanda e l’impegno a stipularla in seguito non basta: la sua assenza rende l’istanza inammissibile, come chiarito dalle FAQ ministeriali. Prima dell’invio va quindi verificata la posizione aziendale, insieme a eventuali adempimenti già aperti sul fronte delle coperture CatNat.

La circolare n. 716 del 20 marzo 2026 ha chiarito che possono partecipare alla formazione esclusivamente i dipendenti impiegati presso le unità locali nelle regioni meno sviluppate. Se la stessa azienda ha una sede a Napoli e una a Torino, per capirci, solo i lavoratori di Napoli rientrano nella misura, anche se appartengono alla stessa impresa proponente. Sono esclusi soci e amministratori privi di rapporto di lavoro subordinato e i lavoratori somministrati.

Calcolo del contributo con le tariffe orarie regionali

L’impresa non decide quanto spendere. L’articolo 6, comma 3 del decreto direttoriale 26 gennaio 2026, n. 177 fissa una formula secca per determinare il costo ammissibile, ovvero tariffa oraria complessiva moltiplicata per il numero di ore di formazione e per il numero di partecipanti. La tariffa dipende dalla regione in cui si svolge il progetto ed è riportata nell’Allegato 3 dello stesso decreto.

Regione Tariffa oraria
Basilicata 47,22 euro
Calabria 41,19 euro
Campania 46,13 euro
Molise 45,03 euro
Puglia 45,03 euro
Sardegna 46,13 euro
Sicilia 47,22 euro

Un’azienda pugliese che forma 8 dipendenti per 80 ore ottiene 640 ore-partecipante, che alla tariffa di 45,03 euro producono un costo rendicontabile di 28.819,20 euro e un contributo di 14.409,60 euro. Le fatture non incidono sul calcolo e in fase di erogazione non vanno neppure trasmesse.

La tariffa oraria è onnicomprensiva e assorbe tutte le voci di spesa del progetto:

  • i costi dei formatori per le ore di partecipazione effettiva;
  • le spese di viaggio, alloggio, materiali e forniture strettamente connesse alla formazione;
  • l’ammortamento di strumenti e attrezzature usate in via esclusiva per il progetto;
  • i costi orari dei dipendenti partecipanti per le ore di frequenza;
  • le spese per i servizi di consulenza collegati al piano formativo.

Nessun’altra voce è rendicontabile fuori da questo schema. Il costo della fideiussione eventualmente accesa per ottenere l’anticipo, per esempio, grava interamente sull’impresa.

Ore e partecipanti da inserire nel piano formativo

Poiché il costo ammissibile deve collocarsi tra 10.000 e 60.000 euro, la forbice si traduce in un intervallo preciso di ore-partecipante che cambia da regione a regione. È il primo numero da fissare quando si costruisce il piano formativo.

Regione Ore-partecipante ammesse
Calabria da 243 a 1.456
Molise e Puglia da 223 a 1.332
Campania e Sardegna da 217 a 1.300
Basilicata e Sicilia da 212 a 1.270

Il margine sulla soglia minima merita attenzione, perché in rendicontazione contano le ore effettivamente frequentate. Un progetto calabrese con 5 dipendenti e 50 ore di aula vale 250 ore-partecipante, cioè 10.297,50 euro: basta che un solo partecipante ne salti 8 per scendere a 242 ore-partecipante e a 9.967,98 euro. Sotto i 10.000 euro le FAQ ministeriali prevedono la revoca dell’agevolazione anziché una riduzione proporzionale.

Chi dimensiona il progetto vicino al minimo dovrebbe quindi prevedere un cuscinetto di ore, oppure allargare la platea dei discenti. Il numero di partecipanti incide peraltro anche sul punteggio di graduatoria.

Progetti integrati sovraregionali e contributo maggiorato

Il contributo sale al 70% per le micro e piccole imprese e al 60% per le medie quando il percorso rientra in un progetto integrato sovraregionale, che può coinvolgere fino a 10 imprese con attività in almeno due regioni ammissibili. Il tetto individuale passa da 30.000 euro a 42.000 euro per le micro e piccole e a 36.000 euro per le medie.

Non serve costituire un’ATI o un’ATS e le imprese non devono appartenere alla stessa filiera. La domanda la presenta una capofila, referente unico verso Invitalia, e la formazione può svolgersi con calendari distinti in ciascuna azienda. Il progetto deve però dimostrare che l’integrazione genera vantaggi competitivi per i partecipanti.

La forma aggregata comporta un rischio suo. Se in un progetto a due imprese una delle due rinuncia, l’altra è valutata come domanda individuale e perde la maggiorazione. Con tre o più partecipanti il progetto sopravvive alle rinunce, a condizione che le attività continuino a interessare almeno due regioni diverse.

Come erogare la formazione agevolata

Sono ammissibili esclusivamente le attività svolte in presenza, con docente e partecipanti nello stesso luogo nello stesso momento. Sono escluse le lezioni a distanza in qualsiasi forma, sincrona, asincrona o blended, così come il training on the job.

Se i locali aziendali non sono idonei o se la formazione richiede laboratori, impianti o attrezzature specifiche non disponibili in sede, le attività possono svolgersi presso la sede del soggetto formatore o del manager qualificato incaricato della docenza. Il formatore deve essere indipendente dall’impresa e vantare esperienza documentata negli ultimi tre anni sulle materie oggetto del corso, senza obbligo di accreditamento. Sono ammesse anche le Università, esclusi invece i formatori interni.

Quanto alla cassa integrazione, i dipendenti in CIGO possono partecipare soltanto nelle ore in cui non sono sospesi dall’attività lavorativa. I lavoratori in CIGS sono invece esclusi, perché quell’istituto presuppone una crisi aziendale strutturale incompatibile con le finalità della misura.

Settori ammessi e riserva del 40%

Gli ambiti di intervento vanno dall’aerospazio e difesa fino all’industria intelligente, alle tecnologie pulite, all’agenda digitale e alle biotecnologie. La misura sostiene percorsi digitali e green collegati alla trasformazione produttiva e organizzativa delle imprese del Sud, con contenuti riconducibili alle traiettorie della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, alle tecnologie del regolamento STEP o ai processi di transizione verde e digitale.

Una quota del 40% delle risorse è riservata alle imprese delle filiere automotive, moda, tessile e arredamento, che dispongono di una corsia dedicata all’interno del plafond. La riserva si applica anche alla dotazione del secondo sportello.

I titoli dei corsi non devono ricalcare alla lettera quelli dell’elenco ministeriale: quello che conta è la riconducibilità dei contenuti a uno o più ambiti previsti. Il numero di ambiti formativi selezionati vale fino a 10 punti in graduatoria.

Domande e graduatoria di merito

Le agevolazioni non sono attribuite in base all’ordine cronologico di arrivo. Le domande sono ordinate in una graduatoria decrescente costruita sul punteggio di ciascun progetto, pubblicata entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello, e l’istruttoria procede secondo quell’ordine fino a esaurimento delle risorse. I criteri e i relativi pesi sono i seguenti:

  • la base organica, cioè il personale impiegato nelle unità locali interessate, da 2 a 15 punti;
  • il coinvolgimento del personale, dato dal rapporto tra discenti e organico, da 2 a 15 punti;
  • il numero di ambiti formativi scelti, da 2 a 10 punti;
  • l’adesione a un contratto di rete per lo sviluppo della filiera, 3 punti;
  • lo svolgimento di un’attività manifatturiera nella sezione C della classificazione ATECO 2025, 5 punti.

Il secondo criterio riequilibra la partita a favore delle aziende più piccole, perché premia la quota di organico coinvolta e non il suo valore assoluto: una PMI con dieci dipendenti che li forma tutti ottiene il massimo. A parità di punteggio complessivo prevale proprio il progetto più forte su questo indicatore.

Il rating di legalità e la certificazione della parità di genere valgono un incremento del 5% ciascuno, cumulabile fino al 10%. La maggiorazione incide sul punteggio in graduatoria, senza toccare l’importo del contributo.

Erogazione del contributo in due quote

Le agevolazioni sono erogate in massimo due quote. La prima può essere richiesta soltanto dopo il completamento di almeno il 50% delle ore previste dal piano approvato, la seconda a conclusione dell’intero percorso e comunque entro 30 giorni dalla data di ultimazione.

In alternativa l’impresa può chiedere un’anticipazione fino al 50% del contributo concesso, svincolata dall’avanzamento delle attività, presentando una fideiussione bancaria o assicurativa di pari importo, irrevocabile ed escutibile a prima richiesta.

Le imprese devono assicurare l’avvio delle attività formative entro 6 mesi dalla concessione e la conclusione entro 12 mesi, con possibilità di proroga di ulteriori 6 mesi. La documentazione da produrre comprende registri di presenza firmati dai partecipanti, timesheet controfirmati dal responsabile di progetto e copia dei contratti con i formatori, tutti recanti il codice CUP. Le domande si presentano dall’area riservata del portale Invitalia dedicato allo sviluppo competenze, con accesso tramite SPID, CIE o CNS e firma digitale del legale rappresentante.