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Stop agli incentivi per le caldaie: nel mirino UE il Conto Termico

di Anna Fabi

25 Novembre 2025 11:03

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In Italia è ancora aggirabile il divieto di incentivi per caldaie a metano stand alone: Bruxelles punta il dito contro le agevolazioni del Conto Termico.

Italia sotto osservazione della Commissione Europea per la mancata applicazione delle regole previste dalla Direttiva EPBD il pilastro della strategia Case Green. Bruxelles ha inviato una lettera formale al Governo Meloni contestando l’assenza di un divieto esplicito e completo agli incentivi per le caldaie a metano stand alone, che l’Unione richiedeva di eliminare dal 1° gennaio 2025.

Il nodo non riguarda la normativa fiscale (dove l’Italia si è mossa con puntualità) ma la mancanza di una norma unificata che si contrapponga ai contributi ancora attivi. È un passaggio che, secondo la Commissione UE, impedisce di capire con chiarezza se lo stop agli incentivi sia effettivo o solo parziale.

In Italia stop ai bonus fiscali ma non al Conto Termico

A partire dal 1° gennaio 2025, l’Italia ha eliminato dal campo di applicazione di Ecobonus e Bonus Ristrutturazioni, le caldaie a condensazione non integrate in sistemi ibridi: le agevolazioni sono rimaste valide solo per gli impianti collegati a una pompa di calore che non utilizzi gas inquinanti. Su questo punto il Governo ha già trasmesso una comunicazione ufficiale a Bruxelles. Il problema, secondo la Commissione, è tuttavia la vigenza di altri incentivi, in particolare:

  • il Conto Termico 2.0, ancora attivo in attesa del nuovo Conto Termico 3.0;
  • i contributi alla PA per l’installazione di caldaie a condensazione;
  • l’assenza di una disciplina unitaria che elimini ogni forma residua di incentivo, non solo quelli fiscali.

È su questi elementi che si fonda la contestazione di Bruxelles: l’Italia, in sostanza, avrebbe fornito una risposta parziale, concentrata sulle detrazioni fiscali ma non su tutti gli strumenti disponibili per il rinnovo degli impianti.

Verso la procedura di infrazione europea

La lettera inviata all’Italia – insieme a Estonia e Ungheria – rappresenta il primo step della procedura prevista per il mancato adempimento della Direttiva EPBD. I tre Paesi hanno ora due mesi per rispondere con chiarimenti e integrazioni normative. Se la Commissione dovesse ritenere insufficienti le spiegazioni, scatterà la fase successiva della procedura, con un parere motivato che potrebbe quindi evolvere in un deferimento alla Corte di giustizia.

Case Green, Italia in ritardo

Il richiamo arriva mentre il calendario europeo sulle Case Green entra nel vivo. Entro fine 2025 l’Italia dovrà inviare a Bruxelles la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione, il documento che spiega come il Paese intende raggiungere i target di efficienza energetica del patrimonio edilizio. La Commissione avrà poi tempo per formulare osservazioni, in vista della versione definitiva del piano entro il 2026. Al momento, tale schema non risulta ancora trasmesso.

Entro il 29 maggio 2026 dovrà essere completato anche il recepimento della Direttiva UE: un passaggio che però non compare nella legge europea in discussione quest’anno, segnale che il percorso normativo potrebbe subire ulteriori ritardi.

Come cambieranno gli incentivi 2026

Resta quindi da chiarire quali incentivi saranno ancora disponibili nel 2025-2026, se il nuovo Conto Termico 3.0 includerà un divieto esplicito per le caldaie tradizionali e come si coordineranno le norme fiscali con gli incentivi.

La linea della Commissione è netta: per essere considerata conforme, ogni agevolazione residua delle caldaie a metano stand alone dovrà essere eliminata o ridisegnata. L’Italia, nei prossimi mesi, sarà quindi chiamata a una revisione organica dei propri strumenti di sostegno, in un percorso che segnerà le basi della futura politica energetica nazionale.