Tratto dallo speciale:

Manovra 2026: obbligo DURC per Professionisti che fatturano alla PA

di Anna Fabi

30 Ottobre 2025 12:15

logo PMI+ logo PMI+
La Legge di Bilancio impone dal 2026 il certificato di regolarità contributiva per i professionisti che collaborano con la Pubblica Amministrazione.

Nel disegno di Legge di Bilancio 2026 spunta una novità che interessa i professionisti che collaborano con la Pubblica Amministrazione: il pagamento dei compensi sarà subordinato alla presentazione di documentazione comprovante sulla regolarità contributiva e fiscale, una sorta di certificato attestante l’assenza di debiti nei confronti di INPS e Casse previdenziali professionali sulla falsa riga del DURC per le imprese che prendono appalti.

Nello specifico, il comma 10 dell’art. 129 del ddl depositato in Senato stabilisce che il pagamento dei compensi da parte delle PA sia subordinato alla verifica della regolarità contributiva e fiscale del professionista.

Il regolare adempimento degli obblighi fiscali e contributivi da parte dei liberi professionisti che rendono prestazioni nei confronti delle amministrazioni pubbliche è condizione per il pagamento di compensi per attività professionale da parte delle medesime amministrazioni. A tal fine il libero professionista produce la predetta documentazione comprovante la regolarità fiscale e contributiva unitamente alla presentazione della fattura per le prestazioni rese.

Una disposizione che cambia le dinamiche dei pagamenti pubblici ma che solleva anche dubbi operativi.

Certificato di regolarità contributiva per consulenti PA

Lo schema di Manovra 2026, a partire dal primo gennaio, impone dunque ai professionisti che offrono consulenza o altre prestazioni alle amministrazioni pubbliche di allegare alla fattura una sorta di attestato che dimostri la loro regolarità fiscale e previdenziale. Questo certificato potrebbe essere rilasciato dalle rispettive Casse previdenziali (come Inarcassa per gli ingegneri, Cassa Forense per gli avvocati, e così via), nonché dall’INPS nel caso di contributi generali, per quanto non sia meglio specificato nel testo di legge.

L’obbligo riguarda tutti i professionisti che collaborano con la Pubblica Amministrazione, inclusi liberi professionisti, consulenti, tecnici, avvocati, architetti e ingegneri, che operano nell’ambito di appalti, consulenze, incarichi professionali, o qualsiasi altro tipo di contratto con enti pubblici.

In particolare, questa disposizione colpisce anche i professionisti iscritti alle Casse previdenziali professionali, che non sono tenuti a presentare il tradizionale DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) ma un certificato specifico rilasciato dalla propria Cassa di appartenenza. In caso di mancanza di tale documento, il pagamento non potrà avvenire.

Saldo fattura previo attestato previdenziale

La misura si inserisce in un contesto più ampio di trasparenza e lotta contro l’evasione fiscale, e si propone di evitare che i pagamenti pubblici vengano effettuati a professionisti che non rispettano gli obblighi contributivi.

Sebbene la finalità sia indubbiamente positiva, la nuova regola solleva alcune perplessità, soprattutto in termini di praticità e impatto sulle tempistiche di pagamento.

La nuova misura potrebbe introdurre complessità burocratiche eccessive sia per i professionisti – che per ogni fattura alla PA dovranno procurarsi un certificato aggiornato – sia per le amministrazioni, che dovranno attuare un ulteriore passaggio nei processi di saldo fatture.

Peraltro, i professionisti che non sono iscritti a Casse previdenziali specifiche o che operano in settori dove le regole sono meno chiare, potrebbero dover affrontare molte difficoltà pratiche nell’ottenere il certificato richiesto.

Pagamenti a rischio

Una delle principali preoccupazioni riguarda in realtà i potenziali ritardi nei pagamenti. Oltre al rischio che i professionisti possano trovarsi in difficoltà nel procurarsi il certificato, infatti, si teme che gli enti possano procrastinare il saldo a causa di eventuali incongruenze nei documenti allegati.

Il fatto che il certificato di regolarità contributiva debba essere aggiornato ogni volta che si emette una fattura potrebbe comportare un carico aggiuntivo per le amministrazioni e per i professionisti, rallentando ulteriormente i tempi di pagamento.

Le reazioni delle categorie professionali

Le reazioni delle categorie professionali sono state prevalentemente negative. Alcuni ordini professionali hanno espresso preoccupazione per l’ulteriore complicazione burocratica, soprattutto per le professioni che operano in modo occasionale o per progetti brevi. Altri, invece, hanno sottolineato come la misura possa effettivamente favorire una maggiore trasparenza e correttezza nelle transazioni con la PA, allineandosi alla normativa europea.

Il disegno di legge della manovra potrebbe subire modifiche prima della sua approvazione ed è già chiaro che questa disposizione sarà al centro del dibattito nell’ambito degli emendamenti. Le criticità sollevate sono infatti legittime e, se non adeguatamente gestite, potrebbero comportare rallentamenti nei pagamenti e difficoltà operative per i professionisti.

Resta quindi da vedere come il Governo e le amministrazioni locali gestiranno la fase attuativa della norma e se sarà possibile semplificare l’intero processo, evitando che le nuove regole diventino un ostacolo anziché una leva di miglioramento per il sistema.