Le nuove stime di Governo sulla crescita economica vedono il PIL 2025 allo 0,5% ed allo 0,7% per il 2026, con il deficit ridotto al 3% già da quest’anno. Nel Dpfp (Documento programmatico di finanza pubblica), approvato in Consiglio dei Ministri il 2 ottobre, il PIL è visto allo 0,8% nel 2027 e allo 0,9%. Il debito è visto in calo nel 2027, attestandosi a 136,4% nel 2028.
Simili le previsioni di di Confindustria, contraddistinte per una revisione al ribasso delle stime di crescita 2025 e 2026. Quest’anno, secondo il centro studi dell’associazione datoriale, il Prodotto Interno Lordo italiano crescerà dello 0,5%, un decimo di punto in meno rispetto al +0,6% precedentemente previsto. Ancor più rilevante il ridimensionamento 2026, con il PIL dato allo 0,7% in luogo del precedente +1%. Le motivazioni sono da ricercarsi prevalentemente nella situazione internazionale, con un impatto particolarmente evidente dei dazi USA sulle esportazioni, viste deboli per un biennio.
Finanza pubblica: le nuove stime di Governo
I numeri sull’indebitamento netto contenuti del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) confermano quelli dello scorso aprile: 2,8% per il 2026 in calo a 2,6% per il 2027 e a 2,3% per il 2028. Un trend che permette al Governo di programmare la Manovra 2026 senza discostarsi dal programma di rientro concordato con la UE per quanto concerne il deficit.
Previsto un incremento del PIL dello 0,15% nel 2026, dello 0,3% nel 2027 e dello 0,5% nel 2028. L’aumento del PIL programmatico segue invece la seguente progressione: 0,7% nel 2026, 0,8% nel 2027 e 0,9% nel 2028, con un tasso di crescita tendenziale dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, aumentando allo 0,8% nel 2028. Rivisto al ribasso il debito, che si stima pari a al 136,4 nel 2028.
Nel commentare i numeri, in vista della Manovra 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha anticipato una ricomposizione del prelievo fiscale (riducendo il carico sui redditi da lavoro), il rifinanziamento del fondo sanitario nazionale, misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese ed altre a sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro.
Nel Documento Programmatico sono anche indicati i decreti collegati alla Legge di Bilancio, secondo quanto previsto dalle risoluzioni parlamentari approvate il 17 e 18 settembre.
Le previsioni macroeconomiche di Confindustria
Secondo il Centro Studi di Confindustria, il PIL 2025 crescerà di mezzo punto, in linea con le stime più pessimistiche del Fondo Monetario Internazionale, mentre OCSE e Istat arrivano a +0,6%. La Commissione UE è ancora ferma al +0,7% delle previsioni di primavera. 
Ricordiamo che la crescita del PIL dell’Eurozona è più sostenuta di quella italiana, con un +1,2% nel 2025 e +1,1% nel 2026, ma siamo tendenzialmente in linea con i dati delle due più grosse economie, Francia e Germania.
L’impatto negativo dei dazi USA
Il fattore più critico è dato dalle esportazioni, che in base ai dati segneranno uno striminzito +0,2% quest’anno e nel 2026 destinato a ridursi ulteriormente a +0,1%. Un andamento piatto a fronte di incrementi dell’import pari al 2,1% quest’anno e 1,7% nel 2026.
Il profilo dell’export è rivisto significativamente al ribasso rispetto al rapporto di aprile, a causa del balzo delle barriere tariffarie USA sui prodotti europei e dell’inasprirsi delle tensioni geopolitiche mondiali. L’export di beni, inoltre, perde terreno anche rispetto al commercio mondiale, perché è ancora debole la domanda in Europa (principale destinazione dei prodotti italiani) e perché l’euro forte penalizza la competitività dei prodotti di tutta l’Eurozona.
Investimenti e consumi in positivo
A sostenere la dinamica del PIL nel biennio sono soprattutto gli investimenti fissi, che dopo la debolezza 2024 hanno ripreso a crescere e sono attesi in espansione del 3% quest’anno, per poi rallentare il prossimo (+1,9%). Hanno avuto un ruolo positivo gli incentivi fiscali, dai bonus edilizi a quelli per la Transizione 4.0 e 5.0 delle imprese. Numeri positivi ma modesti per i consumi delle famiglie: +0,5% nel 2025 e +0,7% nel 2026.
Prudenza su occupazione e inflazione
L’occupazione continua a crescere più del PIL quest’anno (+0,9%) ma rallenterà nel 2026 (+0,5%). Il tasso di disoccupazione con il 5,9% di luglio 2025 ha raggiunto il minimo dal 2007; è atteso al 6% nel 2025 e al 5,8% nel 2026.
Stabile l’inflazione, in media in progresso dell’1,8% sia quest’anno che nel 2026.