Gli arretrati pensionistici collegati al rinnovo del CCNL 2022-2024 per i dipendenti della Pubblica Amministrazione sono attesi nel 2026 ma i tempi dipendono da una burocrazia che spesso si inceppa: la trasmissione dei dati dall’amministrazione di appartenenza all’INPS. Chi è andato in pensione nel triennio 2022-2024 ha diritto all’adeguamento dell’assegno previdenziale sulla base degli incrementi stipendiali previsti dal contratto, ma l’iter — noto come ultimo miglio pensione — può richiedere mesi, se non anni.
Ecco chi ha diritto al ricalcolo, da quando decorrono gli arretrati e cosa fare se l’amministrazione non si muove.
- Chi ha diritto al ricalcolo della pensione
- Come funziona la procedura: l’ultimo miglio pensione
- Arretrati: a chi spettano e da quando
- TFS e TFR: regole diverse dal trattamento pensionistico
- Cosa fare se l’amministrazione non trasmette i dati
- I tempi previsti
- Con il CCNL 2025-2027 il meccanismo si ripete
Chi ha diritto al ricalcolo della pensione
Il ricalcolo della pensione spetta al personale cessato dal servizio tra il 2022 e il 2024, in tutti i comparti della PA: Funzioni Centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici), Enti Locali, Scuola, Università e Sanità. Come precisa la FLP — Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche — il CCNL prevede espressamente l’adeguamento dell’assegno pensionistico agli incrementi tabellari per tutti gli ex dipendenti collocati in pensione nel triennio contrattuale.
Il principio generale è che gli aumenti dei minimi tabellari si computano ai fini previdenziali nella misura maturata alla data di cessazione dal servizio. Se il CCNL non esclude esplicitamente i pensionati dall’adeguamento, il diritto al ricalcolo è automatico — principio confermato anche dalla Corte di Cassazione.
Come funziona la procedura: l’ultimo miglio pensione
Il ricalcolo non avviene d’ufficio in modo immediato ma richiede un passaggio burocratico preciso, noto come ultimo miglio pensione.
L’amministrazione pubblica di appartenenza deve aggiornare l’inquadramento economico del dipendente cessato — adeguando lo stipendio tabellare alla data di decorrenza del rinnovo — e trasmettere all’INPS i dati retributivi corretti. Solo dopo questa comunicazione l’INPS ricalcola l’importo della pensione e liquida i nuovi importi con gli eventuali arretrati.
Il pensionato non deve presentare alcuna domanda: si tratta di un diritto riconosciuto automaticamente. Il collo di bottiglia è la trasmissione dei dati da parte dell’amministrazione, che può richiedere mesi o anni a seconda del comparto e dell’efficienza degli uffici competenti.
Arretrati: a chi spettano e da quando
Gli arretrati pensionistici derivanti dal ricalcolo seguono regole diverse a seconda della data di pensionamento. Gli arretrati spettano a chi è andato in pensione a partire da settembre 2024.
Gli anni 2022 e 2023 non generano invece arretrati perché in quel periodo i dipendenti — e di conseguenza i pensionati — avevano già percepito l’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC), un’anticipazione sugli aumenti futuri che ha coperto quei due anni.
Per chi ha cessato il servizio entro il 31 agosto 2024, l’acconto percepito a dicembre 2023 supera gli arretrati maturati, rendendo di fatto nulla la differenza a favore del pensionato.
TFS e TFR: regole diverse dal trattamento pensionistico
Per il Trattamento di Fine Servizio (TFS) le regole sono diverse rispetto alla pensione. Il ricalcolo del TFS non copre l’intero triennio ma solo il periodo compreso tra il primo giorno del triennio contrattuale e il giorno del pensionamento. In pratica, gli incrementi tabellari entrano nella base di calcolo del TFS solo per i mesi effettivamente lavorati nel triennio 2022-2024.
Con i rinnovi contrattuali è stato anche chiarito che l’elemento perequativo — introdotto con il CCNL 2016-2018 e poi assorbito nella retribuzione tabellare — valuta integralmente ai fini della base pensionabile e del TFS, con conseguente aumento di entrambe le prestazioni.
Cosa fare se l’amministrazione non trasmette i dati
In caso di ritardi prolungati nella trasmissione dei dati da parte dell’ente datore di lavoro, il pensionato non è privo di strumenti. È possibile rivolgersi a un patronato o al sindacato pensionati per inviare un sollecito formale all’amministrazione competente. In alternativa, può essere inviata una diffida formale all’ente richiedendo l’aggiornamento della posizione contributiva e previdenziale.
Il diritto alla riliquidazione non decade immediatamente: la prescrizione decorre dal momento in cui il rinnovo contrattuale entra in vigore — cioè da quando sorge il diritto — e il termine è di cinque anni. Il dies a quo non è la data di pensionamento ma quella di efficacia del CCNL che determina l’aumento dei minimi tabellari.
I tempi previsti
Sarà l’INPS a occuparsi dell’adeguamento delle pensioni e della corresponsione degli eventuali arretrati ma i tempi sono inevitabilmente lunghi. Per il comparto scuola, ad esempio, il calendario NoiPA indica i primi mesi del 2026 come orizzonte per il pagamento degli arretrati pensionistici collegati al CCNL 2022-2024. Per gli altri comparti i tempi dipendono dalla rapidità con cui ciascuna amministrazione trasmette i dati aggiornati.
La procedura — che passa obbligatoriamente dall’ente datore di lavoro prima di arrivare all’INPS — è strutturalmente lenta e non prevede corsie preferenziali per chi ha cessato il servizio da più tempo.
Con il CCNL 2025-2027 il meccanismo si ripete
Le trattative per il rinnovo del CCNL 2025-2027 sono intanto ufficialmente aperte ed il meccanismo del ricalcolo pensionistico si ripropone identico: chi va in pensione nel triennio 2025-2027 prima della firma del contratto ha diritto all’adeguamento dell’assegno previdenziale una volta sottoscritto il CCNL, con le stesse regole sull’ultimo miglio e gli stessi tempi INPS.
L’IVC coprirà il periodo di vacanza contrattuale, esattamente come nel triennio precedente. La novità è che questa tornata si preannuncia più rapida: per il comparto scuola, la firma del CCNL 2025-2027 potrebbe arrivare già ad aprile 2026 — prima volta nella storia contrattuale del settore — il che ridurrebbe significativamente la finestra temporale tra pensionamento e ricalcolo. Per gli altri comparti i tempi restano incerti, ma l’obiettivo dichiarato del Governo è chiudere tutti i contratti entro il triennio di riferimento.