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In pagamento a marzo i maxi-rimborsi IRPEF da Modello 730: come verificare l’accredito

di Teresa Barone

13 Marzo 2026 09:37

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Slitta fino a marzo 2026 l’erogazione del rimborso per chi presenta il modello 730/2025 ottenendo un credito che supera i 4mila euro.

Marzo è il mese in cui l’Agenzia delle Entrate chiude il ciclo dei rimborsi IRPEF del Modello 730 riferiti alle dichiarazioni presentate l’anno precedente. Per chi ha maturato un credito superiore a 4.000 euro i controlli preventivi del Fisco hanno prolungato l’attesa. L’accredito è atteso entro fine mese: chi non lo ha ancora ricevuto può verificare lo stato della pratica nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

I maxi-rimborsi da 730 in pagamento a marzo

La soglia dei 4.000 euro è il confine che determina tempi di attesa molto diversi tra i contribuenti. Superata questa cifra, l’Agenzia delle Entrate applica controlli preventivi sulla coerenza dei dati dichiarati nel 730 prima di procedere al pagamento: verifica che gli importi richiesti siano coerenti con le certificazioni uniche, con le dichiarazioni degli anni precedenti e con le eventuali detrazioni inserite.

Questo iter allunga fisiologicamente i tempi. Il termine massimo per l’erogazione è fissato a sei mesi dalla scadenza del Modello 730, che era il 30 settembre: il calendario porta quindi alla fine di marzo 2026 come data limite per i rimborsi IRPEF da Modello 730 di importo elevato.

Chi ha già ricevuto il rimborso e chi aspetta ancora

Il calendario dei rimborsi 730 segue una progressione per fasce di importo e per tipologia di contribuente:

  • chi ha presentato il 730 con sostituto d’imposta ha già ricevuto il rimborso direttamente in busta paga o nel cedolino pensione a partire da luglio;
  • chi ha presentato senza sostituto con un credito fino a 1.000 euro ha ricevuto l’accredito a dicembre;
  • chi vanta un credito tra 1.000 e 4.000 euro senza sostituto d’imposta è rientrato nella finestra tra dicembre e fine marzo successivo;
  • chi ha maturato un credito oltre i 4.000 euro è nella fase finale del ciclo: i pagamenti sono in corso in queste settimane e devono concludersi entro fine marzo.

Con rimborso diretto le tempistiche si allungano

La distinzione tra le due modalità di rimborso è il fattore che più incide sui tempi di attesa. Chi indica un sostituto d’imposta nel 730 — il datore di lavoro o l’ente pensionistico — ottiene il rimborso attraverso il conguaglio fiscale in busta paga già da luglio, senza passare per i canali diretti dell’Agenzia delle Entrate. I ritardi legati ai controlli preventivi non si applicano in questo caso: è il sostituto ad anticipare le somme.

Chi invece opta per il rimborso diretto — o non ha un sostituto d’imposta perché libero professionista, disoccupato o pensionato senza ente erogante — riceve il pagamento dall’Agenzia delle Entrate, con tempi strutturalmente più lunghi. Dal 2024, anche chi ha un sostituto d’imposta può scegliere di ricevere il rimborso direttamente dallo Stato, rinunciando all’accredito in busta paga: una flessibilità utile in alcuni casi, ma che comporta l’ingresso nel calendario dei rimborsi diretti con le relative tempistiche.

I rimborsi in ritardo e le verifiche da fare

Se il rimborso non è ancora arrivato, il primo elemento da controllare è la presenza di un IBAN valido comunicato all’Agenzia delle Entrate. Chi non ha indicato le coordinate bancarie riceve il pagamento tramite assegno postale vidimato, con tempi sensibilmente più lunghi rispetto all’accredito diretto. L’IBAN può essere comunicato o aggiornato in qualsiasi momento tramite l’area riservata del sito dell’Agenzia, seguendo il percorso Servizi → Rimborsi → Comunicazione IBAN.

Un secondo motivo di ritardo può essere la presenza di anomalie nella dichiarazione: incongruenze rispetto ai dati precompilati, scostamenti significativi rispetto all’anno precedente o situazioni di rischio già emerse in passato attivano verifiche aggiuntive che allungano i tempi anche oltre la finestra ordinaria. In questi casi il diritto al rimborso non decade: i termini per ottenerlo si estendono, come chiarito dalla Cassazione, anche oltre le scadenze ordinarie della dichiarazione.

Stato del rimborso in area riservata dell’Agenzia delle Entrate

Per verificare in tempo reale a che punto è la pratica, si accede all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE o CNS, e si naviga verso la sezione dedicata ai rimborsi. Le diciture da conoscere sono tre: “in lavorazione” indica che la dichiarazione è ancora in fase di controllo; “in pagamento” segnala che l’accredito è stato disposto e arriverà a breve; “pagato” conferma l’avvenuto versamento. Chi ha attivato l’App IO riceve una notifica push nel momento in cui il rimborso viene erogato, senza dover monitorare manualmente la propria posizione. In caso di mancata ricezione del rimborso entro fine marzo pur in presenza dello stato “pagato”, è opportuno verificare che l’IBAN registrato sia intestato o cointestato al contribuente: in caso contrario il pagamento non va a buon fine e occorre contattare l’Agenzia per regolarizzare la posizione.

Senza IBAN il rimborso arriva per assegno postale

Chi non ha comunicato all’Agenzia delle Entrate le proprie coordinate bancarie non perde il rimborso ma deve fare i conti con tempi più lunghi e una procedura diversa. In assenza di IBAN valido, il Fisco emette un assegno vidimato — un titolo di credito a copertura garantita emesso da Poste Italiane — che viene recapitato per raccomandata al domicilio fiscale del contribuente. L’assegno deve essere incassato presso un qualsiasi ufficio postale entro 60 giorni dalla data di emissione: superato questo termine, decade e occorre richiederne uno nuovo. Per chi non ha un conto corrente, il rimborso fiscale per assegno resta comunque garantito: nessuna somma va persa per mancanza di coordinate bancarie.