Abbiamo già visto come il progetto nasce da un’idea per soddisfare un bisogno, per raggiungere un obiettivo. Concentriamoci ora sugli obiettivi di un progetto, il cui successo dipende proprio sal loro raggiungimento.
La filosofia di gestione aziendale MBO (Management by Objectives) introdotta da Peter Druck nel suo libro “The Practice of Management”, ossia la gestione per obiettivi, punta tutta la sua forza sulla preminenza dell’obiettivo sulle attività necessarie a raggiungerlo. Certo, come diceva lo stesso Druck, l’MBO è solo uno strumento e non la cura per l’inefficienza manageriale: la gestione per obiettivi funziona solo se si conoscono gli obiettivi, ed il 90% delle volte non si conoscono.
Da questa metodologia possiamo trarre i seguenti principi:
1. Negoziare un “contratto di obiettivi” (individuando milestone e spazi di autonomia e responsabilità). Questo principio richiama due fondamenti del management per obiettivi: definizione degli obiettivi e successiva suddivisione in sotto-obiettivi chiave; fornire strumenti che permettano una valutazione autonoma del grado di raggiungimento degli obiettivi assegnati.
2.Consentire a tutte le risorse coinvolte una comprensione chiara degli obiettivi intermedi e dell’obiettivo finale del progetto: ciò richiede da subito un focus su organizzazione e comunicabilità dell’idea.
3.Definire il “piano degli obiettivi“, assimilabile ai principi di programmazione e gestione dei progetti ma anche a una WBS (Work Breakdown Structure) basata sugli obiettivi MBO: strategici (goals), di lungo periodo e subordinati (objectives) intermedi.
Per definire gli obiettivi del progetto esistono tante metodologie. Parlando di gestione a oggetti, optiamo per il metodo S.M.A.R.T. utilizzato la prima volta da Drucker nel 1954 (nel solito libro “The practice of Management”) per controllare la validità degli obiettivi. Vediamo il significato del suo acronimo.
L’acronimo S.M.A.R.T. getta le basi per analizzare oggettivamente un’idea o un progetto e capire quanto siano chiari e definiti, misurabili, fattibili e strutturabili su una base temporale.
Riassumendo, nella genesi di un progetto dobbiamo porre attenzione affinché gli obiettivi preposti siano: chiari e comunicabili; ambiziosi e rischiosi (per cercare l ‘ innovazione); focalizzati; specifici; misurabili; attuabili; realistici; pianficabili; scomponibili. Nel caso ci siano lacune nella giusta definizione degli obiettivi, il metodo SMART aiuterà a trovare i punti deboli su cui lavorare per rendere realizzabile il progetto.
Analisi di questo tipo vanno spesso integrate con metodologie affini a quelle di gestione del rischio (risk management), con sui si misura o stima il rischio legato a una determinata azione/evento per poi sviluppare strategie adatto ad evitarlo e/o gestirlo. Un approccio con forti basi statistiche e di probabilità. Secondo alcuni autori, il processo di risk management è riassumibile in cinque passi. Vediamoli sinteticamente, alla luce dello sviluppo di un progetto:
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