Cittadinanza attiva 2.0 con Social Street Italia

di Alessia Valentini

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Vicinato 2.0 e social welfare alla base del progetto gratuito di comunicazione e relazione a valenza sociale per l'offerta diretta di servizi ai cittadini.

Social StreetSocial Street Italia è un progetto di comunicazione sociale di particolare interesse e valore. Rappresenta la cittadinanza attiva, le persone che vogliono unirsi per rendere migliore l’ambiente in cui vivono: ci si conosce su Facebook per poi incontrarsi in strada, nel mondo reale. Elemento portante del progetto è quello di coinvolgere le persone sulla piattaforma social, per poi portarle nel mondo reale. Lo slogan? “Dal virtuale al reale al virtuoso“.

L’iniziativa  s’inquadra in una tendenza crescente, quella dei servizi alle famiglie, e per comprenderne le peculiarità ne abbiamo intervistato il fondatore Federico Bastiani giornalista, addetto stampa e startupper: l’idea nasce nel 2013 come necessità personale: abbattere l’isolamento e riuscire a socializzare con i vicini di casa; l’esperimento piace così tanto da alimentare la nascita di un sito ad hoc, Social Street Italia, volto a fornire informazioni, mappare le strade e creare un punto di riferimento per le social street.Ogni gruppo ha una sua pagina FB  ma gli amministratori si conoscono tutti grazie alla mappatura. La comunicazione  è frequente e volto a favorire il confronto fra le diverse social street, scambiare best practises e renderle replicabili in tutta Italia: sistemazione giardini, inviti alla lettura, baratto, camminate, social dinner e così via.  Il sito spiega le finalità dell’iniziativa e fornisce la linee guida per creare una nuova social street  ma sono disponibili anche FAQ e lista di tutte le strade finora attive (oltre 250).

Dietro al progetto non c’é un’idea imprenditoriale né interessi economici. Solo piazze, strade e persone. Non sono necessari finanziamenti la buona volontà è l’unico ingrediente che serve ad alimentarlo. I numeri: in media 10 nuove social street a settimana in Italia con una tendenza ad espandersi all’estero (oltre 20 in Portogallo, 1 in Brasile, 1 in Nuova Zelanda, 1 in Croazia…). L’obiettivo è diffondere il “virus” del social street perché l’esigenza di socialità e di sentirsi parte di una comunità sembra non avere confini.

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