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E-commerce alla prova del Covid: numeri e sfide

di Redazione PMI.it

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Rete del valore e-commerce al terzo posto fra le attività economiche italiane, settore in crescita verso la sfida della sostenibilità.

L’impatto della pandemia si è fatto sentire anche sull’e-commerce, che in termini generali è fra quelli meno coinvolti perché non limitato dai provvedimenti restrittivi nemmeno durante il lockdown: in effetti, l’effetto negativo si misura in termini di rallentamento della crescita, non non certo di andamento negativo.

Il settore degli acquisti online in Italia nel 2020 genera un incremento di ricavi per 3,5 miliardi di euro , con un aumento del 6,3% sul 2019, un trend quindi positivo, ma decisamente più contenuto rispetto al tasso medio del +18% degli ultimi cinque anni. I dati sono contenuti del report di Netcomm, in collaborazione con The European House – Ambrosetti, “Il ruolo e il contributo dell’e-commerce e del digital retail alla crescita e alla trasformazione digitale”.

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Innanzitutto, una serie di dati sulla crescita del settore al 2019 (quindi, pre-pandemia). La rete del valore dell’e-commerce è al terzo posto tra le 99 attività economiche italiane per incidenza sul fatturato del settore privato in Italia nel 2019, con un peso del 19,2% sulla crescita di fatturato del totale delle attività economiche. E incide profondamente sulla crescita dell’occupazione delle imprese, con un contributo del 6,7% sul totale, collocandosi, anche in questo caso, al terzo posto tra i settori per variazione dell’incidenza sull’occupazione.

Gli occupati sono 290mila, di cui 154mila impiegati nel macro-settore delle vendite online (con una crescita annua del 12% tra il 2015 e il 2019) e 136mila nell’aggregato dei servizi a supporto (con un tasso di crescita media del 14,2%). I settori in cui la crescita dell’e-commerce è più significativa: fabbricazione dei prodotti chimici (+32,8%), commercio al dettaglio (+18,1%), fabbricazione di materiali e apparecchiature nca (+17,8%) ristorazione (+9,2%). La distribuzione territoriale vede sul podio lombardia, 21%, Lazio, 16,8%, e Campania, 9,6%.

Emerge un gap fra grandi imprese e PMI: quasi la metà del fatturato delle imprese della rete del valore dell’e-commerce e del digital retail è generato da imprese di grandi dimensioni (43,9%), ma anche le PMI e le microimprese hanno visto il loro fatturato aumentare: le piccole imprese contano per il 22,2% del totale, le medie imprese per il 18,8% e le microimprese per il 15,1%.

«L’e-commerce è tra i primi 10 settori in Italia per maggior incremento del valore di fatturato per addetto tra il 2015 e il 2019, nonché uno dei settori che ha incrementato di più il proprio peso relativo sul fatturato complessivo delle imprese italiane» commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

«Secondo i Merchant e i Brand owner intervistati per lo studio, per incrementare maggiormente questi numeri occorre promuovere un profondo cambiamento culturale», sottolinea Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile dell’Area Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti, secondo il quale bisogna intervenire sulla digitalizzazione delle imprese, ancora relativamente bassa: «sono circa 11 milioni le persone low-skilled, concentrate nelle fasce d’età più avanzate». Fra gli strumenti attivabili: piani formativi aziendali focalizzati sulle opportunità delle nuove tecnologie digitali,, programmi di affiancamento di giovani studenti a lavoratori con seniority elevata.

L’emergenza sanitaria, in realtà, potrebbe aver accelerato questa trasformazione. Gli store fisici con offerte multicanale hanno infatti guidato una buona parte della crescita delle vendite online da inizio 2020 e, una volta conclusa la pandemia, ci si aspetta che il legame tra store online e fisici si rafforzi ulteriormente. Un altro trend emergente, è quello verso modelli di business più sostenibili: imballaggi in materiali facilmente riciclabili o riutilizzabili (come il cartone) e standard dimensionali per facilitarne il trasporto e ottimizzarne le dimensioni. Per il post Covid, importante puntare sulla promozione del Made in Italy del mondo, attraverso i canali digitali, per controbilanciare il forte calo del cosiddetto shopping tourism (che registra una perdita di 5,7 miliardi di euro).

Fra gli strumenti attivabili, l’integrazione dei siti web di promozione turistica dei territori (Comuni, Province, Regioni) e delle produzioni locali tipiche con piattaforme digitali che permettano al visitatore di effettuare l’esperienza di acquisto online.

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