La sicurezza dei pagamenti digitali in Italia vive un paradosso: mentre il sistema si rafforza, i criminali informatici hanno individuato un nuovo anello debole. Le carte prepagate sono diventate il bersaglio preferito dei truffatori, spesso a causa di una minore percezione del rischio da parte dei titolari.
Gli ultimi dati della Banca d’Italia rivelano come le abitudini di acquisto stiano cambiando la geografia del rischio, spostando l’attenzione dai conti tradizionali alla moneta elettronica. Il rapporto semestrale evidenzia comunque che il tasso medio di frode è ai minimi storici, fermo a 3 euro ogni 100mila euro transati, sebbene la pressione sulle ricaricabili aumenti.
Boom di truffe nei pagamenti con prepagata
I dati analizzati per tipologia di strumento rivelano dove si concentra il pericolo reale. Ecco l’incidenza delle frodi ogni 100mila euro di operazioni effettuate nel 2026:
| Strumento utilizzato | Valore della frode |
|---|---|
| Bonifici bancari ordinari | 2 euro |
| Prelievi allo sportello ATM | 10 euro |
| Carte di credito e debito | 18 euro |
| Carte prepagate e ricaricabili | 31 euro |
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Le prepagate vengono usate massicciamente per l’e-commerce su portali non sempre verificati. Le persone tendono a prestare meno attenzione a tentativi di phishing o social engineering proprio perché considerano queste carte “sacrificabili” rispetto al conto principale.
Bonifici istantanei a prova di attacco
Una notizia rilevante riguarda i bonifici SEPA istantanei. Nonostante il valore della frode resti il più alto del comparto (43 euro ogni 100mila), il trend è in caduta libera. Il merito va alla piena operatività dell’Instant Payments Regulation (IPR).
L’introduzione del controllo obbligatorio del nome del beneficiario (Name Check) ha eliminato alla radice gran parte delle truffe basate sulla sostituzione di identità, rendendo il bonifico veloce molto più protetto rispetto al passato.
Shopping online extra-UE: il rischio è dieci volte più alto
I dati della Banca d’Italia evidenziano anche una disparità profonda tra i canali di acquisto: nel 2026, il tasso di frode per le operazioni effettuate a distanza (0,065%) risulta oltre dieci volte superiore rispetto ai pagamenti fisici (0,006%). Un ulteriore elemento di criticità riguarda le transazioni transfrontaliere verso Paesi situati fuori dallo Spazio Economico Europeo (SEE). Insomma, lo shopping online verso paesi extra-UE come ad esempio la Cina.
Sebbene rappresentino appena il 3% del volume totale dei pagamenti con carte e moneta elettronica, queste transazioni generano circa il 20% del valore complessivo delle frodi. Per contrastare queste minacce, che oggi sfruttano anche l’intelligenza artificiale per rendere i raggiri più credibili, è essenziale seguire i protocolli di sicurezza aggiornati nella nostra guida alle truffe bancarie e AI.
In conclusione, la difesa del patrimonio digitale impone meno fiducia cieca nelle ricaricabili e più attenzione alle notifiche push. Se le prepagate sono nel mirino, la consapevolezza dell’utente resta l’unica vera difesa.