Dopo l’11 settembre, dall’orrore in diretta a Twitter e ai social network

di Barbara Weisz

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Il paragone mediatico fra le immagini dell'11 settembre e, negli ultimi mesi, la primavera araba e la cronaca della cattura di bin Laden su Twitter.

Proprio in queste ore che seguono il decennale dell’11 settembre, Ayman al Zawahiri, erede di Osama bin Laden ai vertici di Al Qaeda, ha diffuso un nuovo video per esprimere il suo appoggio alla primavera araba, perchè «possa stabilire un islam autentico». Un video, diffuso attraverso forum jihadisti. Perchè adesso è Internet lo strumento che viene usato, anche dai terroristi, per i propri messaggi.

La rete è sempre stata strumento ben utilizzato da Al Qaeda. Ma il modo in cui Internet ha cambiato i paradigmi della comunicazione nel mondo è probabilmente una delle più grosse rivoluzioni a cui abbiamo assistito in questo decennio trascorso dall’11 settembre. La rete non consente solo ai superterroristi di diffondere i loro messaggi ovunque si trovino: consente a tutti di comunicare in diretta con estrema facilità. E lo strumento che sempre più si sta imponendo in questo senso ha un nome: social network.

Facebook è diventato una specie di mondo parallelo che permette di restare in contatto quotidianamente con persone che stanno in luoghi diversi del pianeta. Ma, almeno per ora, privilegia un tipo di utilizzo personale, privato appunto. Su Facebook si parla e ci si scambiano fotografie con gli amici, reali o virtuali che siano.  Quello che invece si sta imponendo anche come un vero e proprio strumento di informazione è Twitter. Un mare di notizie, da ogni parte del mondo, in diretta, a portata di tutti.

Twitter è stato uno degli strumenti principali attraverso cui si è sviluppata ed è stata comunicata al mondo la primavera araba a cui Al Qaeda tenta di rivolgersi, ma che in realtà con il terrorismo non ha nulla a che fare. Twitter negli ultimi mesi è sempre più spesso stato il “luogo” in cui sono state date in anteprima notizie di importanza internazionale. A partire dalla cattura di Osama bin Laden.

Il paragone “mediatico” fra i due eventi di cui bin Laden è stato protagonista nell’ultimo decennio, l’11 settembre 2001 e l’operazione con cui il terrorista numero uno è stato cattuarto in Pakistan, il 2 maggio scorso, può essere considerato un emblematico segno dei tempi.

Il ricordo delle immagini devastanti dell’11 settembre è indelebile, anche per l’enorme potenza mediatica. L’orrore in diretta, in tutto il mondo, per ore e ore, e poi le immagini ripetute all’infinito, dagli schermi di tutto il pianeta.

E veniamo invece all’inizio di questo mese di maggio 2011, al giorno in cui le forze speciali americane hanno catturato Bin Laden. Su questo, in realtà, di immagine non ne abbiamo vista nemmeno una. Una sola fotografia è stata fatta circolare dalla Casa Bianca, quella in cui si vedono i volti tesi e preoccupati del presidente, Barack Obama, del segretario di Stato, Hillary Clinton, e delle poche persone raccolte nella “situation room” della Casa Bianca mentre seguono, loro sì in diretta, l’andamento del blitz.

In compenso abbiamo letto una cronaca che dieci anni fa sarebbe stata impensabile. Su Twitter. A dare per primo la notizia del blitz sulla cattura del primo ricercato del pianeta è stato un informatico pakistano, Sohaib Athar, senza saperlo. «Sono il tipo che ha commentato in diretta il raid di Osama, senza saperlo» ha raccontato lui stesso in un tweet postato dopo che la notizia era stata diffusa anche dalle autorità ufficiali. Sohaib Athar, nove ore prima che Obama desse l’annuncio al mondo, da Abbottabad, in Pakistan, aveva segnalato: «un elicottero si è levato da Abbottabad all’una, è un evento raro». Poi, un’ora dopo: «Un grande boato ha fatto vibrare la finestra, spero che non stia accadendo qualcosa di brutto». Era l’una di notte, in Pakistan, e lui stava guardando quella che oggi tutti conoscono come “Operazione Geronimo”. Raccontandola, trovava anche il tempo di scherzare: «Vai via elicottero, prima che prenda il mio ammazzamosche gigante».

Tutto con dei coltellini a serramanico, si disse l’11 settembre del 2001. Dieci anni dopo, una battuta inconsapevole su un ammazzamosche è entrata di diritto nell’eccezionale cronaca del raid con cui è stato catturato e ucciso l’uomo che di quegli attentati fu la mente.