Investimenti in Big Data: i manager sono favorevoli

di Roberto Rais

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I manager stanno cambiando il loro approccio verso la gestione di grandi moli di dati (Big Data), ritenendo importante investire su di loro.

Secondo quanto emerge da una ricerca condotta dalla Avanade, il 73% dei dirigenti d’azienda ritiene vantaggiosi gli investimenti nei Big Data. L’indagine – condotta a livello internazionale – ha coinvolto più di 550 manager e responsabili dell’area information technology, rendendo evidente una crescita esponenziale dei dirigenti che sostengono che gli impieghi nei Big Data vengono ampiamente ripagati. L’84% degli intervistati a livello globale, (l’80% in Italia) afferma infatti che questa grande quantità di dati  risultano molto utili nei processi decisionali, con quasi tre quarti delle aziende che ribadisce di averli già utilizzati per poter far crescere il proprio fatturato (57%) o per creare nuove opportunità (43%).

Tyson Hartman, global CTO e vice presidente di Avanade, ha ricordato come “grazie al loro valore tangibile, i Big Data hanno acquisito un’importanza sempre maggiore, assicurandosi un posto nell’agenza dei dirigenti di aziende. Attualmente le tecnologie utilizzate per sfruttare i Big Data per scopi aziendali hanno raggiunto un punto cruciale: sono sempre più numerose le imprese e i dipendenti in grado di ottenere vantaggi economici e competitivi dai propri dati“.

Ma non solo: stando alle valutazioni effettuate a margine della ricerca, sarebbe emersa la significativa pervasività dei Big Data: in altri termini, dipendenti appartenenti a differenti strutture e aree possono accedere a un numero crescente di strumenti tecnologici per poter gestire e analizzare efficacemente le informazioni. In Italia, 6 aziende intervistate su 10 avrebbero dichiarato che nel corso dell’ultimo anno sono diventate disponibili maggiori risorse tecnologiche per la gestione dei dati, con una percentuale elevatissima (oltre il 90%) delle società che hanno implementato strumenti dedicati all’analisi dei dati aziendali.

Ancora, stando a quanto emerge dalle considerazioni dell’indagine, il 95% delle aziende a livello globale non considera il team preposto all’analisi dei dati quale parte integrate dello staff IT, con una proporzione che in Italia raggiunge la totalità. In altri termini, le aziende coinvolgono nell’attività di analisi le diverse business unit, ma all’interno dell’organizzazione. Infine, il 67% dellmprese e iitaliane afferma che i dipendenti coinvolti nei processi decisionali sarebbero più numerosi rispetto a qualche anno fa.

Eppure, nonostante le premesse di cui sopra, l’85% degli intervistati (il 93% in Italia) riporta difficoltà nella gestione e nell’analisi delle informazioni, mentre il 63% percepisce che la propria azienda manifesta comunque un gap per quanto concerne l’ottimizzazione dell’utilizzo di tali informazioni. Una mano d’aiuto dovrebbe arrivare con la maggiore facilità di utilizzo di smartphone e tablet, a disposizione di grande fasce di dipendenti.

Fabio Chiodini, collaboration and business Intelligence Director, afferma in merito come “le sfide legate alla gestione dei Big Data sono evidenti, ma ancor di più lo sono le opportunità. I responsabili aziendali stanno davvero cambiando il loro approccio strategico nei confronti della gestione dei dati. Infatti in Italia circa l’80% delle aziende sta formando il proprio personale offrendo loro strumenti e competenze necessarie per prendere decisioni in modo sempre più accurato ed efficace“.